Online gambling Ritornano i pirati dei caraibi

Online gambling Ritornano i pirati dei caraibi

All'arrembaggio delle scommesse virtuali

I pirati sono da sempre legati alla navigazione ed al Jolly Roger, la famigerata e temutissima bandiera, che secondo le definizioni araldiche, è “di nero al teschio al naturale e due tibie al naturale passanti in decusse”. Un simbolo che come pochi altri esempi è stato in grado di svolgere la sua primaria funzione di intimorire (benché all'epoca, rispetto alla bandiera nera, era ben più temuta la bandiera pirata rossa simbolo di morte certa).

Oggi, all'alba dell’era digitale, si potrebbe dire che i pirati caraibici hanno ripreso a navigare, ma questa volta per gli sterminati mari della rete internet. Tuttavia è cambiata la bandiera pirata, sicché se oggi dovessero usare un simbolo, probabilmente sostituirebbero le tibie intrecciate con una coppia di dadi da gioco o delle fiches da casinò.

Andiamo con ordine. Nel 1961, il Federal Wire Act statunitense proibì ogni forma di attività commerciale internazionale che interessasse il gioco d’azzardo e le scommesse: “chiunque impegnato in attività di scommesse e utilizza una struttura di comunicazione per la trasmissione e il commercio interstatale o estero di scommesse o  informazioni che assistono nella effettuazione di scommesse o di scommesse su qualsiasi evento sportivo o concorso, o per la trasmissione di una comunicazione che consente al destinatario di ricevere denaro o di credito a seguito di puntate o scommesse, o per informazioni di assistenza nella effettuazione di scommesse o di scommesse, sarà multato ai sensi del presente titolo o non imprigionato più di due anni, o entrambi”.

Dunque, tagliata ogni possibile attività con il più importante mercato mondiale, per molti decenni nessuno pensò di strutturare alcuna attività che potesse rientrare in questa categoria.

La sfida a questa consolidata consuetudine internazionale partì nel 1994, quando il minuscolo stato caraibico di Antigua e Barbuda emanò il Processing Zone Act, attraverso il quale si creò un modello di paradiso fiscale che permetteva la concessione di licenze per siti dedicati al gioco d’azzardo on-line ed alle scommesse.

Antigua e Barbuda Un bottino da miliardi di dollari

L’intuizione di Antigua e Barbuda fu molto lungimirante, tanto da permettergli sia di attirare ingentissimi quantità di capitali stranieri che combattere la disoccupazione, favorire lo sviluppo dell’economia interna e migliorare il benessere degli abitanti. Infatti, da un lato, stabilì una tassazione che, benché importante per Antigua, era irrisoria rispetto agli standard occidentali; dall’altro introdusse un regolamento che obbligavano le società straniere, interessate all’on-line gambling, ad aprire una sede fisica ad Antigua. Inoltre lo stato caraibico impose che, per ogni impiegato, funzionario o dirigente fossero assunti 3 antiguani.

In aggiunta furono ben delineate le modalità per la concessione delle licenze, diversificandole in due filoni ben distinti. La prima relativa al il gioco on-line che permetteva l’apertura di casinò on-line liberamente accessibili dagli utenti di tutto il mondo. La seconda inerente le scommesse interattive che aprivano alla possibilità di effettuare scommesse sugli eventi sportivi.

La regolamentazione era piuttosto semplice e si fondava su quattro regole basilare: a) severi controlli da parte dello stato caraibico sui requisiti e sulle attività svolte; b) il divieto del gioco d’azzardo per i minorenni; c) obbligo di inserire sul ogni sito degli operatori una sezione riguardante la politica di gioco responsabile; d) l’accettazione delle rigide politiche anti frode fiscale ai danni di Antigua e Barbuda.

Così, appena issata la nuova bandiera della pirateria 2.0, lo stato “canaglia” di Antigua e Barbuda, riuscì subito ad attirare investimenti che portarono all'apertura della piattaforma Internet Casinò che, già nel 1994, offriva 18 tipi diversi di giochi on-line e l’accesso ad alcune lotterie nazionali.

Lo stesso anno prese forma il primo pilastro del gioco on-line il software Microgaming (con cui sono stati realizzati oltre 850 piattaforme di casinò on-line) e nel 1996 il secondo pilastro basato sul sistema di pagamenti protetto cryptologic che aumentò l’affidabilità delle transazioni. 

Nel 1999 gli USA tentarono di vietare il gioco d’azzardo grazie alla presentazione del disegno di legge Internet Gambling Prohibition Act.  Tuttavia le lobby dei casinò fecero sentire il loro immenso potere e, secondo molti, grazie alle pressioni del magnate dell’on-line gambling Jack Abramoff, il congresso bocciò la proposta. Da lì in poi, la crescita del settore fu esponenziale.

Nel solo 2001 attraverso il minuscolo stato di Antigua passava circa 1,4 miliardi di dollari derivanti dall’on-line gambling. In seguito molti altri stati aprirono alla liberalizzazione delle scommesse e del gioco d’azzardo on-line e ciò comportò una riduzione del gettito dello stato di Antigua.

Pirati di Antigua contro USA

A rovinar la festa della micro nazione caraibica venne il colosso Statunitense. Così prese vita una epica sfida fra Davide e Golia. Gli States erano determinati a bloccare il fenomeno del gioco d’azzardo on-line, ritenendolo estremamente pericoloso. Inoltre l’idea di rinunciare alla tassazione su miliardi di dollari che circolavano per Antigua sembrò un motivo più che convincente per muovere una guerra diplomatica contro il piccolo stato caraibico. Dunque presero corpo complessi scontri diplomatici e giuridici fra i due stati, con gli USA stritolati fra contraddittorie decisioni delle corti federali e le pressioni economiche delle ricchissime lobby del gioco d’azzardo.

Nel 2007 lo scontro si accese ancor di più quando Antigua e Barbuda avanzò richiesta, alla WTO (World Trade Organization), di erogare sanzioni agli USA per 3,4 miliardi di dollari nonché il riconoscimento del diritto di sospendere il copyright americano.

Il 28 gennaio 2013 la WTO ha accordato allo stato di Antigua il diritto di sospendere il riconoscimento del diritto d’autore USA quale indennità per per danni derivanti da politiche che hanno danneggiato il piccolo stato caraibico. Dunque nonostante l’intervento Statunitense i pirati di Antigua e Barbuda sono ancora là fuori, più forti di prima, pronti ad andare all'arrembaggio dei miliardi legati all’on-line gambling (PELUSO).

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