Albi, riforma verso il primo sì

Pubblicato il 22 novembre 2006

Lo schema di disegno di legge delega per la riforma delle professioni, che lunedì scorso è stato presentato dal ministro Mastella a Ordini e associazioni, sarà molto probabilmente al vaglio del Consiglio dei ministri atteso per venerdì prossimo. Se per i ministri coinvolti la priorità è sicuramente quella di sostenere il provvedimento a Palazzo Chigi, non mancano però ostacoli da parte di alcuni esponenti parlamentari: dopo i freni imposti dal ministro dell’Università su titoli di studio e abilitazione sono avanzate le richieste del ministro della Salute per il riconoscimento di nuovi Ordini sanitari. Anche il ministro dello Sviluppo economico, Pier Luigi Bersani, è intervenuto a sua volta, facendo sapere che “il testo è buono ma non ideale, poichè su accesso, esami di Stato e società si poteva fare di più”. Anche se il testo attuale non prevede passi indietro rispetto alla legge Bersani su tariffe e pubblicità, alcuni punti chiave restano fermi e, anzi, vengono ribaditi, come per esempio: la riorganizzazione di alcuni Ordini, anche attraverso accorpamenti, il no secco a nuovi Albi, accessi facilitati per i meritevoli e forme di società tra professionisti e interdisciplinari che contemplino l’apporto (minoritario) di capitale.

A dirsi soddisfatta dell’ultima versione del provvedimento di riforma delle libere professioni è Assoprofessioni, delle associazioni delle professioni non regolamentate. Dal meeting organizzato ieri proprio da Assoprofessioni, infatti, emerge che il disegno di legge delega è certamente un passo avanti rispetto al passato, ma il testo può ancora essere migliorato e per fare questo servono idee e contributi nuovi. In sede di discussione in Parlamento - propone Assoprofessioni – vanno differenziati i tempi di attuazione della delega, accelerando la parte relativa alle associazioni. Quindi andrebbe prima identificata la “nuova” professione a cui va legata la corrispondente associazione. Inoltre, l’attestato di competenza dovrebbe essere rilasciato da soggetti terzi, con una verifica di carattere oggettivo. Per finire, poi, la registrazione andrebbe disposta sentendo il parere, oltre che del Cnel, dei rappresentanti delle associazioni di attività simili e non degli Ordini.

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