Assegni falsi, non scatta il sequestro dei conti

Pubblicato il 12 novembre 2008
La Corte di cassazione, con la sentenza n. 41917 dell'11 novembre 2008, ha accolto, con rinvio, il ricorso avanzato da un imprenditore contro la decisione del riesame che aveva confermato la confisca di tutti i suoi conti bancari dopo che lo stesso era stato imputato per calunnia e insolvenza fraudolenta in quanto aveva emesso un assegno scoperto, per pagare una parcella di un professionista e poi ne aveva denunciato il furto per bloccarlo. I giudici di legittimità, in primo luogo, spiegano che per l'applicazione del sequestro è necessario che “si tratti di cose pertinenti al reato” e che vi sia il pericolo “che la libera disponibilità di tali cose da parte dell'indagato aggravi o protragga le conseguenze del reato ovvero agevoli la commissione di altri reati”. Elementi non ravvisati nel caso in esame, in quanto le somme di denaro detenute dall'imprenditore sui suoi conti correnti non avevano una contiguità con i due reati contestati così immediata e diretta tale da giustificare la grave misura cautelare. Diversamente opinando, continua la Corte, “si consentirebbe un'indiscriminata ed eccessiva compressione del diritto individuale di proprietà e di uso del denaro, certamente non voluto dal legislatore”.
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