L'insostenibile leggerezza della pena

Pubblicato il 11 gennaio 2009

Dopo la recente scarcerazione di Marco Furlan e quella imminente di Wolfgang Abel torna alla ribalta il problema della scarcerazione facile nel nostro ordinamento carcerario. I due, nel 1991, vennero condannati a 27 anni di reclusione per i cinque omicidi imputatigli; già mitigata la condanna per semi infermità, la loro pena è stata accorciata per effetto degli ordinari benefici carcerari per buona condotta. E questo, nonostante entrambi siano anche evasi nel corso della detenzione. Luigi Domenico Cerqua, presidente di sezione nella Corte di assise di Milano, afferma che, pur tenendo presente l'importanza del principio della rieducazione della pena, “una considerazione più attenta della pericolosità sociale potrebbe essere opportuna”.

Sul problema delle scarcerazioni, la Francia è intervenuta poco meno di un anno fa con la promulgazione di una contestata legge che prevede, per chi abbia completamente scontato la pena, l'invio in centri di ritenzione per un anno al massimo, salvo reiterazione senza limite.

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