Previsionale, rischio interessi

Pubblicato il 11 novembre 2008 Si avvicina la scadenza per il versamento della seconda, o unica, rata di acconto di imposte e contributi. Nell’attuale scenario di mercato, caratterizzato dalla grave crisi economico/finanziaria, cresce la voglia di adottare il metodo previsionale al posto di quello storico, non senza conseguenze, però, per contribuenti e professionisti. Questi, infatti, nel volere adottare il metodo previsionale si espongono a un forte rischio sanzioni, dal momento che non è sicuramente un’operazione priva di costo quella di far valere la minore aliquota di prelievo oppure le regole più favorevoli sugli ammortamenti. Quindi, se i soggetti Irpef che decidono di ritoccare la misura dell’acconto devono vedere quale è la corretta rideterminazione della differenza da versare, le società di capitali devono tener presente tutte le novità, introdotte dal periodo di imposta 2008, per la determinazione del reddito imponibile. Tra queste da segnalare, in primo luogo, la riduzione dell’Ires dal 33 al 27,5%. I problemi più grandi sono legati alla disposizione che rende indeducibile la quota di interessi passivi che eccede il limite del 30% del risultato operativo oppure alla scomparsa di ammortamenti anticipati, limitati ai beni acquistati nel corso del periodo d’imposta 2008. Dubbi sorgono, poi, anche per ciò che riguarda le spese di rappresentanza, in attesa che venga emanato il decreto che ne regola la deduzione dal reddito e che ai fini dell’acconto dovrebbero essere note prima del 1° dicembre prossimo.
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