Abi. Con l’aumento dell’Iva crescono i costi per le banche

Pubblicato il 06 ottobre 2011 Nel corso dell’audizione che si è tenuta davanti alla Commissione Finanze della Camera sulla delega al Governo per la riforma fiscale e assistenziale, Giuseppe Mussari, presidente dell’Abi, ha evidenziato come il passaggio dell’Iva dal 20 al 21% - disposta dalla manovra bis – abbia provocato un aumento dei costi e dei servizi acquisiti dalle banche.

Secondo Mussari: “la norma di delega contiene un importante invito alla cautela per il legislatore in relazione alle ricadute inflazionistiche degli aumenti di aliquota. Per le banche, già il recente aumento dal 20 al 21% si è tradotto in un parallelo aumento, del costo dei beni e servizi, stante l'impossibilità di recuperare tale imposta a causa dello speciale regime di esenzione previsto istituzionalmente per i servizi finanziari resi dalle stesse banche”.

Tutto ciò ''accresce l'urgenza che siano accolte le richieste da tempo presentate dall'Associazione per l'introduzione di un vero e proprio regime dell'Iva di gruppo secondo i criteri comunitari ", in quanto “la mancata attuazione di tale istituto rappresenta un ulteriore costo e penalizza scelte organizzative alternative alla banca universale”.
Infatti, secondo le conclusioni del presidente dell’Associazione bancaria: “l'applicazione dell'Iva sulle operazioni infragruppo costituisce un deterrente all'esternalizzazione delle attività e alle riorganizzazioni aziendali''.

Anche in tema di Irap, l’Abi sottolinea come un accrescimento della competitività delle banche passa attraverso un alleggerimento del tributo “basato sulla prioritaria esclusione del costo del lavoro dalla base imponibile”.
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