Corte Ue. Sì alla detenzione, se il rimpatriato rientra

Pubblicato il 02 ottobre 2015

La normativa europea (nella specie, direttiva 2008/115) non osta a che uno Stato membro faccia applicazione della pena detentiva a carico di un cittadino di un paese terzo, il quale, dopo essere ritornato nel paese di origine a seguito di una procedura di rimpatrio, rientri irregolarmente nel suddetto Stato membro, trasgredendo il divieto di ingresso.

E' quanto stabilito dalla Corte di giustizia europea, quarta sezione, con sentenza depositata il primo ottobre 2015 (causa C-290/14), nell'ambito di un rinvio pregiudiziale operato dal Tribunale di Firenze, implicato in un procedimento penale nei confronti di un cittadino albanese, rientrato dopo poco tempo in Italia, nonostante il divieto di reingresso per un periodo di tre anni.

Il Tribunale rimettente, tenuto ad applicare la pena detentiva in base alla legge italiana, si era dunque interrogato circa la compatibilità della reclusione con il dettato comunitario, sospendendo pertanto il processo e demandando la questione alla Corte di giustizia, che nel sopra descritto modo si è pronunciata .  

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