Crisi delle carceri. Avvocati penalisti in sciopero

Pubblicato il 26 giugno 2019

L’Unione delle Camere Penali Italiane ha proclamato una prossima astensione dalle udienze e da ogni attività giudiziaria nel settore penale.

Lo sciopero è stato indetto per il giorno 9 luglio 2019 e non interesserà il circondario di Ischia, di Santa Maria Capua Vetere e di Vasto, coinvolti in iniziative di astensione già indette dalle associazioni territoriali.

Nella medesima giornata del 9 luglio è stata inoltre convocata una manifestazione nazionale a Napoli, presso il Palazzo di Giustizia, nel corso della quale verranno illustrate le ragioni dell'astensione e verrà rappresentata la “drammatica situazione” degli Istituti di Pena, non solo a Napoli, ma in tutta Italia.

Si tratta di un’iniziativa che gli avvocati penalisti hanno assunto per sensibilizzare le istituzioni in ordine alla difficile situazione carceraria del Paese

UCPI: sulla detenzione, stato confusionale e distruttivo del Governo

Nella delibera con cui la Giunta dell’UCPI ha proclamato la presente astensione, viene evidenziato, in particolare, lo stato “confusionale e distruttivo” dimostrato dall’attuale Governo sui temi della detenzione, stato che - viene evidenziato - “desta allarme e preoccupazione, perché́ in totale contrasto con i principi costituzionali e con le più̀ elementari regole di un Paese civile”.

Secondo l’Unione, in nome di una idea di “certezza della pena”, si sarebbe inseguito “un consenso popolare costruito sulla sollecitazione delle emotività più rozze e violente della pubblica opinione: il detenuto marcisca in carcere”.

Il tutto, in spregio ai principi della Costituzione, dove viene fatto riferimento alle “pene” e non alla “pena”, ricomprendendo, dunque, non solo il carcere, ma anche altre sanzioni e misureche possano responsabilizzare il condannato in un percorso punitivo-rieducativo che consenta il suo recupero”.

Proprio in considerazione dell’attuale e più volte segnalata situazione di crisi carceraria, i penalisti hanno sottolineato la necessità di mettere mano, al più presto, “ad una serie di iniziative in grado di umanizzare la pena e di riportare l'esecuzione penale nella legalità̀ costituzionale come ci viene richiesto anche dalle giurisdizioni sovranazionali”.

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