Il Consiglio dei Ministri ha approvato il 30 aprile 2026, in esame preliminare, un decreto legislativo che introduce disposizioni in materia di coltivazione, promozione, commercializzazione, valorizzazione e incremento della qualità e dell’utilizzo dei prodotti del settore florovivaistico e della filiera florovivaistica.
Il provvedimento dà attuazione alla delega prevista dalla legge 4 luglio 2024, n. 102 e punta a definire un quadro normativo organico per un comparto considerato strategico per l’agricoltura italiana, per l’ambiente, per il paesaggio e per la competitività del Made in Italy.
L’intervento, approvato su proposta del Ministro dell’agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, Francesco Lollobrigida, mira a superare la frammentarietà delle misure adottate nel tempo, introducendo strumenti stabili di programmazione, coordinamento e valorizzazione della filiera.
Il decreto fornisce, per la prima volta, una definizione puntuale dell’attività agricola florovivaistica, includendo la floricoltura e le diverse tipologie di vivaismo: ornamentale, frutticolo, olivicolo, forestale e orticolo.
La finalità è riconoscere pienamente il valore produttivo, economico, ambientale e sociale del comparto, inserendolo a pieno titolo tra le attività agricole.
Come evidenziato dal sottosegretario al Masaf con delega al florovivaismo, Patrizio La Pietra, il settore, pur rappresentando da anni un comparto strategico per l’economia agricola e per l’identità del Made in Italy, è rimasto privo di una legge quadro dedicata.
Il provvedimento prevede che un successivo decreto interministeriale definisca le figure professionali del settore, con l’obiettivo di armonizzare i profili e aggiornare le competenze richieste agli operatori.
Particolare attenzione viene riservata alla figura del manutentore del verde, che sarà aggiornata per adeguarla alle moderne pratiche di gestione urbana e alla cura dei giardini storici.
L’intervento assume rilievo in un contesto in cui il verde urbano non è più considerato soltanto elemento ornamentale, ma anche strumento di tutela ambientale, miglioramento della qualità della vita e valorizzazione dei territori.
Tra le novità principali rientra la tipizzazione del contratto di coltivazione.
Il contratto disciplina l’obbligo del produttore di curare lo sviluppo del prodotto vegetale secondo le indicazioni tecniche del committente. Si tratta di uno strumento destinato a rendere più chiari i rapporti tra i soggetti della filiera e a sostenere una maggiore programmazione delle produzioni.
La misura si inserisce in un disegno più ampio di rafforzamento della qualità, della tracciabilità e dell’organizzazione del comparto.
Il decreto introduce nuovi strumenti per il coordinamento e la crescita del settore, fondati su una programmazione quinquennale.
In particolare, sono previsti:
Il Tavolo tecnico permanente presso il Masaf e il Piano nazionale del florovivaismo dovranno consentire una programmazione più stabile degli investimenti, l’anticipazione delle criticità e l’accompagnamento della crescita delle imprese.
Il sistema di monitoraggio affidato a ISMEA avrà invece la funzione di rafforzare la conoscenza del settore e supportare scelte più coerenti con l’andamento della filiera.
La possibile adozione di un marchio unico nazionale mira a garantire origine e tracciabilità delle produzioni.
L’obiettivo è valorizzare le imprese italiane, rafforzare il Made in Italy e tutelare il comparto dalla concorrenza sleale.
Il decreto punta quindi su qualità, professionalità e innovazione, valorizzando tutte le componenti della filiera: dai vivaisti ai garden center, dai tecnici del verde ai manutentori.
Il provvedimento disciplina anche il contributo dei privati alla produzione di materiali forestali di moltiplicazione e promuove la rinaturalizzazione dei territori.
Le Regioni sono chiamate a favorire la messa a dimora di alberi, con priorità per i Comuni con popolazione fino a 5.000 abitanti.
La misura è collegata a obiettivi di contrasto del dissesto idrogeologico e di creazione di boschi urbani, in una logica di maggiore integrazione tra attività produttiva, tutela ambientale e sviluppo del verde pubblico.
I Comuni potranno concedere terreni agricoli o degradati di proprietà comunale, in affitto agevolato o gratuito, fino a un ettaro, a operatori vivaistici per la produzione di materiali forestali certificati.
Per l’assegnazione dei terreni comunali saranno criteri preferenziali:
La misura mira a sostenere il ricambio generazionale, favorire competenze qualificate e valorizzare aree oggi inutilizzate o degradate.
Secondo il Ministro Lollobrigida, con questa riforma si supera una lunga fase caratterizzata da interventi parziali e risposte emergenziali.
Il decreto introduce una cornice organica che punta a garantire certezze alle imprese, valorizzare il lavoro, rafforzare il Made in Italy e consentire una programmazione stabile degli investimenti.
Il florovivaismo viene così collocato stabilmente nelle politiche agricole e ambientali del Paese: non solo produzione, ma anche qualità, tutela del territorio, verde urbano e competitività sui mercati internazionali.
Con l’approvazione preliminare del decreto legislativo, il settore florovivaistico si avvicina a una disciplina quadro dedicata.
La riforma punta a dare una direzione unitaria al comparto, rafforzando programmazione, formazione avanzata, certificazioni, tracciabilità del prodotto e strumenti di sostegno alla competitività.
Per le imprese si apre la prospettiva di regole più chiare e di una maggiore valorizzazione delle produzioni. Per i territori, il florovivaismo diventa leva di sviluppo, cura del paesaggio, contrasto al degrado e miglioramento della qualità urbana.
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