I criteri del redditometro in ritardo sulle tecnologie

Pubblicato il 20 febbraio 2009

Risale al 1999 la circolare n. 101 nella quale l’agenzia delle Entrate ammetteva l’inevitabile imprecisione del redditometro in vigore e ne annunciava una revisione a breve. A dieci anni di distanza lo strumento presuntivo appare ancora lacunoso e poco appropriato. Mancano gli indicatori di consumo usuali quali energia elettrica, acqua, gas, telefono, adsl, pay-tv ed altro. Un grande ostacolo all’utilizzo del redditometro è rappresentato dalla necessità del calcolo manuale ai fini del perfezionamento con l’esclusione dei vantaggi dell’informatica e della telematica. Un esempio per tutti è dato dagli indicatori di ricchezza relativi ad immobili principali e secondari, per la stima dei quali è necessario conoscere la superficie in metri quadrati, elemento non disponibile nelle banche dati dell’anagrafe tributaria poiché l’ufficio del Territorio utilizza il parametro del “vano” come unità di misura. In tal caso, dunque, per le verifiche occorre l’ausilio di uno o più geometri sul posto per poi scoprire magari che la cifra conteggiata con il redditometro è coerente con quanto dichiarato dall’accertato.

In merito, il direttore generale del dipartimento delle Finanze, Fabrizia Lapecorella, due giorni fa, nel corso di un’audizione presso la Commissione per la vigilanza sull’Anagrafe tributaria della Camera, ha ammesso che il redditometro va aggiornato. E la dichiarazione è stata bene accolta e condivisa dal presidente del Consiglio nazionale dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, Claudio Siciliotti, che ha aggiunto: “Siamo contrari a qualsiasi tentativo di trasformazione degli studi di settore in un inaccettabile strumento di accertamento automatico, altrettanto riteniamo condivisibile la via di una sempre maggiore centralità dello strumento del redditometro nella lotta all’evasione fiscale”.

Sempre nel corso della stesa audizione e sempre il direttore generale del dipartimento delle Finanze, Fabrizia Lapecorella, ha spiegato che l’informatizzazione del processo tributario può essere un importante punto di svolta nella gestione del difficile rapporto tra Fisco e contribuente. È intento del Fisco ridurre e semplificare l’iter procedimentale del contenzioso e creare un sistema efficace di analisi statistiche sull’esito dei giudizi di utile supporto operativo per gli uffici fiscali.

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