Informativa antimafia inapplicabile nei rapporti tra privati

Pubblicato il 22 gennaio 2020

Precisazioni dal Consiglio di Stato in ordine all’utilizzabilità dell’informativa antimafia nei rapporti tra privati.

L’impresa colpita da interdittiva antimafia può stipulare contratti con i privati?

Il Consiglio di stato, con sentenza n. 452 del 20 gennaio 2020, ha dato una risposta affermativa a questa domanda, spiegando che i limiti previsti dalla normativa vigente sono applicabili solo quando il privato entra in rapporto con l’Amministrazione.

L’art. 89, comma 2, del D.lgs. n. 159/2011 prevede, infatti, che il Perfetto abbia il potere di intervenire quando il privato entra in rapporto con l’Amministrazione. E’ la stessa legge a conferire un siffatto potere di verifica al Prefetto.

Informazione antimafia: vuoto normativo nei rapporti tra privati

Diversamente, in relazione a rapporti tra privati, la normativa antimafia nulla prevede.

Si tratta di un “vuoto normativo” che non può essere colmato da un eventuale Protocollo di legalità, ovvero un atto che finirebbe per estendere ad un soggetto terzo, estraneo a tale rapporto, effetti inibitori, che la legge ha espressamente voluto applicare ai soli casi in cui il privato contragga con una parte pubblica.

Il documento che attesta l’esistenza di tentativi di infiltrazione mafiosa, così, può essere utilizzato solo nei rapporti tra una Pubblica amministrazione ed il privato.

Nel caso specificamente esaminato, l’informativa antimafia era stata resa dal Prefetto a seguito di una richiesta di informazioni proveniente da un ente privato, per la conclusione di contratti di rilevanza privatistica.

Detta documentazione, quindi, non avrebbe potuto essere utilizzata, in quanto trattavasi di rapporto tra privati.

Il Consiglio di Stato, così, ha annullato la sentenza del Tar, confermativa del provvedimento prefettizio con cui era stata emessa l’informazione interdittiva antimafia nei confronti dell’impresa ricorrente.

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