Legge irrimediabilmente oscura? Incostituzionale

Pubblicato il 06 giugno 2023

Disposizioni irrimediabilmente oscure, foriere, ciò posto, di intollerabile incertezza nella loro applicazione concreta, contrastano con il canone di ragionevolezza della legge di cui all’art. 3 della Costituzione.

L’esigenza di rispettare standard minimi di intelligibilità del significato delle proposizioni normative, e conseguentemente, di ragionevole prevedibilità della loro applicazione, deve essere assicurata non solo nella materia penale ma anche rispetto alle norme che regolano la generalità dei rapporti tra la pubblica amministrazione e i cittadini, ovvero i rapporti reciproci tra questi ultimi.

Sussiste infatti, pure in questi ambiti, un’ovvia aspettativa "a che la legge definisca ex ante, e in maniera ragionevolmente affidabile, i limiti entro i quali i suoi diritti e interessi legittimi potranno trovare tutela, sì da poter compiere su quelle basi le proprie libere scelte d’azione".

E' quanto sancito dalla Corte costituzionale nel testo della sentenza n. 110 del 5 giugno 2023, con cui sono state dichiarate costituzionalmente illegittime alcune disposizioni in materia edilizia della Regione Molise.

Nella specie, la norma considerata oscura abbondava di termini imprecisi, o comunque di ardua intelligibilità, in difetto di qualsiasi riferimento al contesto normativo nel quale essa aspirerebbe ad inserirsi. 

Essa non solo stabiliva l’ammissibilità di alcuni interventi non meglio precisati all’interno di “fasce di rispetto” contenute nelle “aree di piano”, senza che fosse individuato a quali piani si facesse riferimento, ma utilizzava anche l’acronimo V. A. per indicare un procedimento che avrebbe dovuto condizionare l’ammissibilità dell’intervento, senza fornire alcuna previa definizione del significato dell’acronimo stesso.

Per la Consulta, la disposizione in esame costituiva "esempio paradigmatico di un enunciato normativo affetto da radicale oscurità".

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