Utilizzo del badge e rispetto di un orario non sufficienti per riconoscere la subordinazione

Pubblicato il 16 ottobre 2018

Per la Suprema Corte di Cassazione, sentenza n. 25711 del 15 ottobre 2018, ai fini della distinzione tra lavoro autonomo e subordinato, quando l'elemento dell'assoggettamento del lavoratore alle direttive altrui non sia agevolmente apprezzabile a causa della peculiarità delle mansioni e, in particolare, della loro natura intellettuale o professionale e del relativo atteggiarsi del rapporto, occorre fare riferimento a criteri complementari e sussidiari - come quelli della collaborazione, della continuità delle prestazioni, dell'osservanza di un orario determinato, del versamento a cadenze fisse di una retribuzione prestabilita, del coordinamento dell'attività lavorativa all'assetto organizzativo dato dal datore di lavoro, dell'assenza in capo al lavoratore di una sia pur minima struttura imprenditoriale - che, privi ciascuno di valore decisivo, possono essere valutati globalmente come indizi probatori della subordinazione (ex multis: Cass. Sezz. Unite 30/06/1999 n. 379, le cui affermazioni sono rimaste nel tempo costanti).

Non bastano, tuttavia, il rispetto di un orario, i controlli sulla qualità del servizio reso, l'obbligo di indossare un abbigliamento consono e l’utilizzo del badge di identificazione - che costituiscono per gli Ermellini regole minime compatibili con la natura autonoma della prestazione - per riconoscere un rapporto di lavoro subordinato se, dall'esame degli accordi intercorsi tra le parti e delle concrete modalità di svolgimento della prestazione, non è risultato provato lo stabile inserimento nell'organizzazione produttiva con assoggettamento al potere organizzativo del datore di lavoro.

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