Penalisti a difesa delle specializzazioni

Pubblicato il 03 ottobre 2015

A molti avvocati sembra che non piaccia l’idea di acquisire maggiore competenza professionale.

E’ questa la conclusione a cui giunge l’Unione delle Camere Penali Italiane (Ucpi) in un documento approvato dalla Giunta e dall'Osservatorio sulle specializzazioni del 30 settembre 2015, a seguito delle critiche sollevate dall’Associazione Nazionale Forense (Anf) e dall’Organismo Unitario dell’Avvocatura (Oua) contro il Regolamento sulle specializzazioni Forensi.

Per i penalisti, le argomentazioni avanzate dalle due associazioni sembrano strumentali in quanto deboli e contraddittorie. “Per un avvocato” – sottolineano - “è il processo a determinare la specificità della competenza”.

La specializzazione legale, definita come una “conquista di civiltà e di modernità per tutti i cittadini” di fronte alla quale non è possibile “una antistorica regressione verso l’obbligatorietà di un avvocato “tuttologo””, viene parificata alla specializzazione del medico.

E così come per i medici, “sembra inaccettabile che i cittadini non possano conoscere l’effettiva preparazione specialistica del proprio avvocato prima di affidargli la tutela dei propri diritti, della propria vita e dei propri interessi”.

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