Permessi 104, richiesto il nesso di causalità tra assenza e assistenza

Pubblicato il 23 novembre 2021

La legge 5 febbraio 1992, n. 104, riconosce tre giorni di permessi mensili al lavoratore che assiste un familiare disabile grave, parente o affine entro il 2° grado.

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza del 18 ottobre 2021, n. 28606, ha ritenuto che è sempre richiesto il nesso di causalità tra assenza dal lavoro e l’assistenza al disabile.

Nella fattispecie in oggetto, il lavoratore proponeva ricorso innanzi la Suprema Corte in merito alla dichiarazione di legittimità del licenziamento per giusta causa, intimato dal datore di lavoro per la mancanza del nesso di causalità tra la fruizione dei predetti permessi e l’assistenza effettiva al familiare disabile.  

La Suprema Corte - ritenendo illegittimo l’utilizzo del permesso in questione - ha respinto il ricorso, specificando che l’assistenza al disabile deve avere carattere permanente, continuativo e globale.

La Corte precisa, altresì, che il lavoratore integra un abuso del diritto qualora sia stata accertata la mancanza del nesso di causalità ovvero in presenza di una grave violazione dei principi di correttezza e di buona fede.

L’uso improprio dei permessi genera una responsabilità nei confronti del datore di lavoro, determinando in tal senso una irrimediabile lesione del rapporto fiduciario tra le due parti, con conseguente legittimità del licenziamento per giusta causa.

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