Il 19 novembre 2025 il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali ha pubblicato, sul proprio sito istituzionale, un nuovo comunicato dedicato all’andamento dei contratti aziendali e territoriali che riconoscono premi di produttività ai lavoratori.
Il documento, basato sui dati aggiornati al 17 novembre 2025 e provenienti dalla procedura di deposito telematico dei contratti, offre un quadro dettagliato sul ricorso agli accordi rivolti ad incentivare produttività, redditività, qualità e partecipazione dei lavoratori.
Pur evidenziando un rallentamento congiunturale tipico del mese di novembre, il report conferma il trend positivo che negli ultimi anni ha caratterizzato questa modalità di remunerazione aggiuntiva.
Secondo i dati raccolti, oltre 5 milioni di lavoratori – precisamente 5.015.358 – percepiscono un premio di produttività, con un importo medio pari a 1.608,72 euro annui.
Si tratta di una platea estremamente ampia, che testimonia la diffusione dello strumento all’interno del panorama delle relazioni industriali italiane.
Il monitoraggio del Ministero evidenzia quindi come il premio al raggiungimento di specifici obiettivi rimanga una leva ampiamente utilizzata dalle imprese, nonostante un leggero rallentamento registrato nel mese di novembre, definito comunque fisiologico se confrontato sull’arco dell’anno.
Ai premi di produttività continua ad applicarsi un’imposta sostitutiva agevolata, pari al 5%, percentuale introdotta dalla Legge di Bilancio 2023 che ne aveva dimezzato l’entità rispetto alla disciplina precedente.
Tale regime fiscale è stato prima confermato per la Manovra 2024 e poi ulteriormente esteso per il triennio 2025-2027 dalla Legge di Bilancio 2025.
L’agevolazione riguarda i lavoratori dipendenti del settore privato con reddito da lavoro subordinato non superiore a 80.000 euro nell’anno precedente, e può essere applicata fino a un massimo di 3.000 euro lordi, incrementabili a 4.000 euro nei casi in cui l’impresa adotti modelli di coinvolgimento paritetico dei lavoratori nell’organizzazione del lavoro.
NOTA BENE: Il disegno di legge di Bilancio 2026 prevede, per il biennio 2026-2027, che i premi di risultato erogati ai lavoratori dipendenti siano assoggettati as imposta sostitutiva all’1% entro un tetto annuo di 5.000 euro.
Al 17 novembre risultano 19.066 contratti depositati e attivi, con un aumento del 2,8% rispetto al 2024. La maggior parte di essi è orientata a obiettivi di miglioramento delle performance aziendali:
15.591 contratti puntano alla produttività;
12.360 alla redditività;
9.687 alla qualità.
Accanto a questi indicatori tradizionali, 2.072 accordi prevedono forme di partecipazione diretta dei lavoratori ai processi organizzativi, mentre oltre 12.000 includono misure di welfare aziendale, segno della crescente integrazione tra politiche retributive e benessere dei dipendenti.
Il ricorso ai premi di produttività coinvolge realtà imprenditoriali di ogni dimensione, anche se con intensità diverse. Il 48% dei contratti è stipulato da imprese con meno di 50 dipendenti, a conferma della diffusione dello strumento anche tra le piccole realtà produttive.
Le aziende di più grandi dimensioni, con almeno 100 dipendenti, rappresentano invece il 37% del totale, mentre quelle di fascia intermedia (50-99 dipendenti) si attestano al 15%.
Dal punto di vista territoriale emerge una forte concentrazione al Nord Italia, dove si colloca il 73% dei contratti attivi. Il Centro raccoglie il 17% e il Sud il 10%. A livello regionale la Lombardia guida la classifica con 5.151 contratti, seguita da Emilia-Romagna (3.131) e Veneto (2.210).
Le realtà più piccole, come Valle d’Aosta e Molise, presentano invece numeri decisamente inferiori, rispettivamente 31 e 23 contratti.
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