Nella seduta del 30 marzo 2026, il Consiglio dell’Unione europea ha approvato in via definitiva una nuova direttiva finalizzata all’armonizzazione delle procedure di insolvenza negli Stati membri (seconda direttiva Insolvency).
L’intervento normativo si inserisce nel più ampio percorso di integrazione dei mercati dei capitali europei e mira a ridurre le divergenze tra i sistemi nazionali, favorendo un contesto più prevedibile per operatori economici e investitori.
La nuova normativa ha l'obiettivo di migliorare l’efficienza delle procedure e incrementare il tasso di recupero dei crediti.
La direttiva persegue una pluralità di finalità strategiche, tra cui:
L’armonizzazione di tali profili contribuisce al rafforzamento dell’Unione dei mercati dei capitali (Capital Markets Union), ritenuta un elemento centrale per la competitività del sistema economico europeo.
La direttiva introduce misure specifiche che incidono direttamente sulla gestione delle procedure di insolvenza.
La normativa disciplina in modo uniforme l’azione revocatoria, consentendo di contestare gli atti dispositivi compiuti dal debitore prima dell’apertura della procedura. Tale strumento consente di reintegrare la massa fallimentare nei casi di sottrazione indebita di beni.
Viene previsto un meccanismo di accesso ai registri dei conti bancari degli Stati membri. Gli organi delle procedure potranno richiedere informazioni utili all’individuazione degli attivi dell’impresa insolvente, superando le attuali barriere informative.
La direttiva introduce la procedura di pre-pack, che consente di negoziare la cessione dell’impresa prima dell’apertura formale della procedura di insolvenza. La successiva esecuzione avviene in tempi rapidi, garantendo la continuità dei contratti essenziali e riducendo la perdita di valore aziendale.
Gli amministratori sono tenuti a presentare istanza di apertura della procedura entro tre mesi dall’emersione delle difficoltà finanziarie. Tale previsione mira a favorire un intervento tempestivo, pur mantenendo margini di flessibilità qualora soluzioni alternative assicurino una tutela equivalente dei creditori.
La disciplina prevede un maggiore coinvolgimento dei creditori attraverso i comitati dei creditori, con l’obiettivo di aumentare la trasparenza e la partecipazione alle decisioni rilevanti della procedura.
Gli Stati membri dovranno pubblicare schede informative standardizzate sulla normativa nazionale in materia di insolvenza, disponibili sul portale europeo della giustizia elettronica. Tale misura facilita l’accesso alle informazioni da parte degli operatori economici.
La direttiva prevede un termine di due anni e nove mesi per il recepimento nei diritti nazionali. Gli Stati membri dovranno adeguare le proprie normative interne, garantendo coerenza con i principi europei.
Per l’ordinamento italiano, l’intervento si inserisce nel contesto del Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza, rendendo necessario un coordinamento tra le nuove disposizioni europee e la disciplina vigente.
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