Processo tributario. Negata la misura cautelare sul bene già sequestrato dal Gip

Pubblicato il 13 aprile 2015 Con pronuncia n. 3119 depositata il 1 aprile 2015, la Commissione Tributaria Provinciale di Milano ha respinto l’istanza di sequestro conservativo sugli immobili di una società contribuente, avanzata dall’Agenzia delle Entrate per la riscossione di un credito tributario, sino a concorrenza della somma pretesa con precedente avviso di accertamento.

A fondamento di detta istanza, l’Agenzia motivava il timore di perdere la garanzia del proprio credito, sul presupposto che la contribuente avesse un patrimonio sproporzionato rispetto al debito tributario, nonché, sul fatto che la stessa avesse recentemente compiuto diversi cambi della compagine sociale, con presumibile intento di disperdere le possibili garanzie per l’erario.

Negando la richiesta misura cautelare – in accoglimento delle difese di parte contribuente – la Ctp ha innanzitutto ritenuto determinante l’esistenza di altro provvedimento cautelare sui medesimi immobili, disposto dal Gip nell’ambito di un procedimento penale parallelo a quello tributario.

In altre parole – a detta della Commissione – l’Agenzia non avrebbe dovuto richiedere il sequestro di un bene a sua volta già sequestrato in ambito penale, soprattutto se – come nel caso in esame - non vi fossero altri elementi che giustificassero il fondato timore di perdere le garanzie erariali.

Invero – ha poi proseguito la Ctp – non vi era stato alcun cambiamento, da parte della contribuente, in ordine alla compagine sociale né altro episodio che avesse fatto presumere la volontà di sottrarre i propri beni alle garanzie creditorie.

Allo stesso modo, il patrimonio della contribuente non era affatto sproporzionato rispetto all’esposizione debitoria, posto che la stessa era titolare di altri immobili idonei, per valore, a soddisfare le pretese dell’Agenzia.
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