Professionisti, il prelievo dal conto non è presunzione di maggior reddito

Pubblicato il 14 ottobre 2014 La Corte Costituzionale, con la sentenza n. 228/2014, ha posto un limite alla presunzione arbitraria di maggior reddito da parte del Fisco nei confronti dei prelevamenti effettuati dai lavoratori autonomi dai loro conti correnti.

L’effetto del riconoscere un carattere puramente arbitrario alla presunzione che ogni prelevamento dal conto corrente, non giustificato, sia da considerare un investimento produttivo, un compenso e quindi una parte di reddito non dichiarato, sarà sicuramente quello di obbligare l’Agenzia delle Entrate a rivedere le proprie posizioni nell’ambito delle indagini finanziarie sui professionisti, dal momento che i principi fissati dalla Consulta hanno di fatto cambiato il sistema probatorio sui prelevamenti da parte dei lavoratori autonomi.

Alla luce di questa nuova sentenza, la Fondazione Studi dei Consulenti del Lavoro ha emanato il parere n. 4/2014, con il quale viene fatta una panoramica dettagliata dell’intera disciplina dei prelevamenti tenendo conto del nuovo orientamento costituzionale.

Nello specifico, il parere parte dall’analizzare la disciplina degli accertamenti bancari, con specifico riguardo alla loro estensione anche ai professionisti ad opera della Legge n. 311/2004, che ha aggiunto anche i “compensi” tra gli elementi accertabili da parte del Fisco con effetti, quindi, ai fini del reddito di lavoro autonomo; mentre, in precedenza, tale ipotesi era circoscritta ai soli “ricavi” con conseguenze ai fini del solo reddito d'impresa.
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