Ricettazione per possesso, senza giustificazione, di bene di rilevanza archeologica

Pubblicato il 28 febbraio 2011 Per la Corte di cassazione – sentenza n. 4799 del 2011 – risponde del reato di ricettazione il privato che venga trovato nel possesso di un bene di rilevanza archeologica senza riuscire a spiegare la provenienza dello stesso.

In questi casi, l'oggetto può ritenersi di rilievo pubblico anche in assenza di uno specifico provvedimento amministrativo che ne dichiari l'appartenenza al patrimonio statale per valore storico, artistico, etnoantropologico o archeologico. Ed infatti – spiega la Corte di legittimità - l'interesse culturale può desumersi anche dalla testimonianza degli organi della Pa o da una perizia dell'autorità giudiziaria.

E' stata quindi confermata, dalla Corte di legittimità, la condanna per ricettazione a seguito di illegittimo impossessamento di bene archeologico impartita dai giudici di merito nei confronti di un uomo che, a seguito di espressa richiesta di regolarizzazione della propria collezione privata, era stato trovato nel possesso, ingiustificato, di alcuni pezzi di dubbia provenienza.
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