Riforma penitenziaria: appello dei penalisti per il varo definitivo

Pubblicato il 07 marzo 2018

L’Unione delle camere penali italiane, insieme all'Associazione italiana dei professori di Diritto Penale, all'Associazione tra gli studiosi del processo penale, al Consiglio nazionale forense, a Magistratura democratica, ad Area democratica per la giustizia, ad Antigone, alla Conferenza nazionale volontariato giustizia, hanno sottoscritto un nuovo appello indirizzato al Governo ai fini della definitiva approvazione della riforma dell’ordinamento penitenziario.

Si tratta del testo predisposto in attuazione delle delega conferita con la Legge n. 103/2017, approvato, in esame preliminare, dal Consiglio dei ministri e per il quale sono stati già espressi i pareri delle competenti Commissioni parlamentari.

Rischio di battuta d'arresto per via della fine della legislatura

Detta riforma – si legge nel testo dell’appello – giunta a un passo dal varo definitivo, “rischia ora una definitiva battuta d’arresto per via della fine della legislatura”.

La mancata approvazione della riforma, o anche solo una sua regressiva rimodulazione – continua l'appello - offuscherebbe la messa a punto costituzionale del sistema penitenziario “che, a quarant’anni dall’ultimo organico intervento, impone lo spostamento del baricentro dell’esecuzione penale verso le sanzioni di comunità, accompagnato dalla selettiva rimodulazione dei presupposti per la concessione delle stesse e delle modalità per assicurare l’effettività del rispetto delle prescrizioni imposte”.

I sottoscrittori chiedono, ciò posto, il mantenimento dell’impegno a varare la riforma “perché uno Stato il quale sa offrire una speranza alle persone che ha legittimamente condannato deve concedere loro l’opportunità di diventare buoni cittadini e rendere così un utile servizio alla collettività intera”.

La richiesta è volta anche a non vanificare la riforma delle misure di sicurezza personali, secondo le indicazioni contenute nella legge delega.

L'UCPI, dal canto suo, aveva già invitato il Governo a prendere “un’immediata decisione” sullo schema del decreto legislativo varato, e ciò per una molteplicità di ragioni, tra le quali, la necessità di ottemperare agli obblighi imposti dalla CEDU.

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