Includere il rischio stradale nel Documento di Valutazione dei Rischi (DVR), al fine di adeguare le misure di tutela a un contesto lavorativo sempre più caratterizzato da rischi esterni ai luoghi aziendali tradizionali: è la proposta avanzata dai Consulenti del Lavoro alla luce delle evidenze emerse dal focus della Fondazione Studi “L’incidentalità in itinere – Dati e tendenze”.
Come evidenziato nel comunicato stampa del 23 aprile 2026, negli ultimi anni, il sistema della sicurezza sul lavoro ha registrato un miglioramento significativo per quanto riguarda gli infortuni in occasione di lavoro. Tuttavia, parallelamente, si osserva una dinamica opposta per gli infortuni in itinere, che assumono un peso crescente nel quadro complessivo della prevenzione.
Tra il 2022 e il 2024 tali eventi sono aumentati dell’8,8%, superando quota 103.000 casi, con un’ulteriore crescita nel 2025 secondo dati provvisori. Si tratta di un segnale che evidenzia come il rischio lavorativo si stia progressivamente spostando verso la dimensione della mobilità quotidiana.
L’analisi territoriale evidenzia una forte concentrazione del fenomeno nelle grandi aree urbane. In particolare:
A livello regionale:
Questi dati confermano la crescente rilevanza del rischio legato agli spostamenti casa-lavoro nel bilancio complessivo della sicurezza.
Il fenomeno degli infortuni in itinere è determinato da una pluralità di fattori strutturali:
Tali elementi dimostrano che il rischio in itinere non è esclusivamente legato alla sicurezza stradale, ma anche all’organizzazione del lavoro e alle condizioni socio-demografiche.
Il quadro delineato dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro evidenzia la necessità di superare una visione tradizionale della sicurezza sul lavoro, limitata ai luoghi fisici dell’azienda.
L’inclusione del rischio stradale nel DVR e nel perimetro applicativo del D.Lgs. n. 81/2008 rappresenta:
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