Sanzioni illegittime: il dipendente va risarcito

Pubblicato il 23 giugno 2018

Il lavoratore ha diritto a vedersi riconosciuto il risarcimento per il danno subito in conseguenza di una pluralità di illegittime condotte datoriali, anche nel caso in cui le stesse non siano legate da un unitario intento persecutorio idoneo ad integrare la fattispecie di mobbing.

Lo precisa la Suprema Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 16256 del 20 giugno 2018.

Risarcimento al lavoratore per i provvedimenti disciplinari illegittimi del datore di lavoro

La Corte, infatti, ricorda che l’articolo 2087 del Codice Civile impone al datore di lavoro di adottare ogni misura possibile per assicurare sia l’integrità che la personalità morale di ogni singolo dipendente e che tale principio trova applicazione anche nel caso in cui l’imprenditore abbia adottato sanzioni disciplinari illegittime e prive di fondamento.

Se tali iniziative illegittime, infatti, si pongono in stretta connessione di causalità con i pregiudizi arrecati al lavoratore che riguardano sia la sua vita di relazione che la salute, si produce una responsabilità risarcitoria che il datore di lavoro è chiamato a soddisfare.

Sulla base di tale presupposto, la Corte di Cassazione riforma parzialmente il giudizio della Corte d’Appello confermando, da una parte, la mancanza dei presupposti per il mobbing, e, dall’altra, riconoscendo una autonoma risarcibilità dei pregiudizi cui il dipendente può essere stato esposto per effetto della irrogazione di quattro sanzioni disciplinari risultate illegittime.

Pertanto, è riconosciuto il diritto del lavoratore a chiedere il risarcimento del danno patito alla propria integrità psicofisica in conseguenza di una pluralità di comportamenti del datore e dei colleghi di lavoro di natura asseritamente vessatoria, da cui sia derivato un pregiudizio alla salute, alla vita di relazione o all’immagine professionale del dipendente.

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