Se la P.a. sbaglia deve pagare

Pubblicato il 26 aprile 2011 L'evoluzione normativa dello Stato italiano ha portato ad un avvicinamento della condotta della pubblica amministrazione, in materia di danni, quasi equiparabile a quella di un semplice cittadino privato. E' il risultato di una serie di leggi ma anche dell'opera dei magistrati, sicuramente più attenti a garantire il risarcimento dei danni quando la P.a. sbaglia.

Il cittadino può difendersi dall'atto errato della pubblica amministrazione o esercitando l'azione per l'annullamento del provvedimento o chiedendo il risarcimento dei danni, anche in forma specifica. Le azioni hanno tempistiche differenti: l'annullamento può essere attivato nei 60 giorni successivi mentre la richiesta dei danni è esercitabile in 120 giorni da quando il fatto si è verificato o dal giorno in cui si è avuta conoscenza del provvedimenti lesivo. Il ricorso del privato deve evidenziare l'erroneità del provvedimento o del fatto per cui si ricorre.

In alcuni casi, pur ottenendo il riconoscimento della erroneità dell'atto, il cittadino non riesce ad avere un risarcimento danni: ciò accade quando l'errore in cui è incorsa la p.a. dipende dalla complessità del provvedimento o dalla normativa applicata non chiara. Ma recentemente l'orientamento della magistratura, anche di matrice europea, viaggia verso sempre un maggior riconoscimento dei torti commessi dalla p.a. con conseguente risarcimento anche congruo dei danni.
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