Servizio di mensa diffusa, trattamento Iva

Pubblicato il 03 maggio 2023

Quando il servizio di mensa aziendale offerto può qualificarsi come “mensa diffusa” tenendo conto che il pasto, in base all’accordo con ristoranti, pub, tavole calde, sarà pagato dal dipendente tramite card o App?

Le delucidazioni arrivano con risposta n. 301 del 21 aprile 2023 che riprende il tema dei servizi sostitutivi di mensa trattato nella precedente risposta 403/2022.

Una società fa presente di voler offrire ai suoi 4 dipendenti un servizio di mensa diffusa così articolata: invece di una mensa interna, il pasto viene erogato da ristoranti ed esercizi commerciali convenzionati e pagato con una card elettronica dotata di badge o tramite un'App.

L’Agenzia elle Entrate osserva che tale interpretazione differisce da quella resa nel 2022 per l’esistenza di apposite clausole nella convenzione tra azienda e ristoranti. In particolare le clausole chiariscono che il servizio dalla stessa offerto è di mensa diffusa, indicando i requisiti che attengono a tale servizio.

Aliquota Iva per il servizio di mensa diffusa

Nella risposta 301/2023 viene specificato che se l’azienda offre un servizio di mensa diffusa o ticket restaurant la prestazione andrà soggetta ad Iva con aliquota del 4% in sede di fatturazione da parte del ristoratore.

Inoltre, l’Iva così addebitata sarebbe detraibile in capo all’azienda (articolo 19-bis1, comma 1, lettera f) del decreto Iva).

Modalità di fatturazione

Per quanto attiene alla modalità di fatturazione dei corrispettivi da parte dei vari esercizi, si precisa che può essere usata la fattura differita: tale documento prevede l’emissione di una sola fattura per le operazioni effettuate nello stesso mese solare nei confronti del medesimo soggetto, entro il giorno 15 del mese successivo a quello di effettuazione delle medesime.  

Con riferimento al trattamento ai fini IRPEF in capo al dipendente, se viene offerto il servizio di mensa diffusa l’importo del pasto non entra nel reddito imponibile del dipendente.

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