Somministrazione di alimenti e bevande ai dipendenti tramite App. L’Iva non è agevolata

Pubblicato il 23 agosto 2022

Si chiede quale aliquota Iva applicare al servizio che un datore di lavoro vuole offrire ai dipendenti consistente in una convenzione con vari ristoranti per l’erogazione di pasti; questi saranno pagati con una apposita App (appartenente ad un circuito denominato X), sulla quale il datore precarica il credito da fruire.

L’Agenzia delle Entrate effettua le dovute verifiche per capire se quanto offerto rientra nel servizio sostitutivo di mensa aziendale oppure costituisce una mensa diffusa.

App usata come mezzo di pagamento

Da quanto illustrato dall’istante, si osserva che la prestazione viene resa con modalità da cui emerge che:

Ciò implica che non vi sono elementi perché il servizio sia considerato sostitutivo della mensa aziendale: infatti X non eroga tale servizio ma si limita a pagare per conto del datore di lavoro.

Non sussistono, specifica la risposta n. 430 del 22 agosto 2022, nemmeno le cantieristiche tipiche della mensa diffusa, in cui è richiesto che nelle convenzioni siano presenti clausole finalizzate a evitare un impiego improprio o fraudolento dell'App, come il suo utilizzo da parte del dipendente limitatamente a una sola prestazione giornaliera, nei giorni di effettiva presenza in servizio e nell'orario stabilito per la pausa pranzo.

Alla luce di quanto detto, il servizio offerto dal datore di lavoro consiste in una semplice somministrazione di alimenti e bevande al quale risulta applicabile l'aliquota IVA del 10 per cento e non quella agevolata del 4%.

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