Sui pagamenti del “pubblico” rischio di abuso

Pubblicato il 04 maggio 2008 L’autore offre una riflessione sul blocco dei pagamenti con importi superiori a 10mila euro da parte della Pa per morosità del creditore, in vigore dal 29 marzo 2008 per effetto del decreto ministeriale del 18 gennaio scorso. La disposizione favorisce le amministrazioni e penalizza i fornitori che vedono i tempi di attesa per l’incasso vicini ai mille giorni, considerando che la media dei mesi di ritardo nei pagamenti è, ad esempio, di 24 per il settore delle infrastrutture ed edilizia. La conseguenza del blocco dei pagamenti è il rovesciamento della situazione che vede la Pa da debitore diventare creditore. Inoltre, nonostante essa abbia la disponibilità delle risorse finanziarie trattiene quanto spetta alle imprese con indubbio aggravio della situazione di cassa delle stesse. Per le imprese la morosità protratta è spesso causa degli omessi o tardivi pagamenti di tributi o contributi con l’aggiunta degli interessi e delle sanzioni relative. L’effetto di “strozzamento” che si produce va contro il principio costituzionale che obbliga la Repubblica a promuovere le condizioni che rendano effettivo il diritto al lavoro.
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