Tassi sui conti ancorati a un “motivo”

Pubblicato il 06 agosto 2006

Dal mondo bancario fanno sapere che le disposizioni del decreto Bersani, pur nel pieno rispetto del principio della sovranità del consumatore, potrebbero finire con l’entrare un po’ troppo nel merito della gestione del credito, con il rischio di fornire ulteriori motivi di conflitto tra banche e clienti. Il tema della comunicazione con il cittadino resta, comunque, sempre centrale, al fine di instaurare proprio con il cittadino-consumatore un rapporto basato sempre più sulla fiducia e sul dialogo. Per tali ragioni, l’Associazione bancaria - con la circolare sulla conversione del Dl 223/06, che modifica le disposizioni regolate dall’articolo 118 del Testo unico bancario – rivolgendosi al sistema creditizio vuole fornire una importante raccomandazione che è quella di dare adeguata comunicazione dell’eventuale “giustificato motivo” per il quale la banca procede a una modifica unilaterale di tassi e condizioni, spiegando quale sia il motivo della sua scelta. A tale proposito, non sono mancati però dei dubbi sull’efficacia della nuova normativa. La scelta di ancorare le variazioni unilaterali delle condizioni, all’interno di un rapporto di prestazione di servizio di lunga durata, come quello tra banca e cliente, solo al ricorrere del “giustificato motivo” sembra, infatti, destinata a rendere troppo rigidi questi rapporti, anche nel caso in cui la banca agisca con l’intenzione di trattare meglio il cliente. Si legge, appunto, nella circolare che “.... al ricorrere di un giustificato motivo sembra ora soggetta anche la variazione unilaterale delle condizioni favorevoli del cliente, come depone il tenore letterale della norma, a differenza del testo contenuto nel Dlgs 385/93, che faceva riferimento solo alle variazioni sfavorevoli”.   

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