L’Unione europea compie un passo decisivo verso la modernizzazione del sistema doganale. Parlamento e Consiglio hanno infatti raggiunto, nella riunione del 26 marzo 2026, un accordo provvisorio su una revisione organica del Codice doganale, con l’obiettivo di rispondere alla crescita dell’e-commerce internazionale, rafforzare la sicurezza delle merci e semplificare le procedure per gli operatori.
La riforma interviene su più fronti, introducendo nuove responsabilità per le piattaforme digitali, un sistema tariffario aggiornato e una profonda digitalizzazione delle attività doganali.
L’accordo raggiunto il 26 marzo 2026 ha natura provvisoria e dovrà essere formalmente approvato dal Parlamento europeo e dal Consiglio prima di diventare definitivo.
Tra le principali novità figura l’introduzione di una tariffa di gestione applicata a ogni articolo proveniente da Paesi non appartenenti all’UE e destinato direttamente ai consumatori europei. La misura nasce per compensare i costi legati all’enorme incremento di spedizioni di piccolo valore, che negli ultimi anni hanno messo sotto pressione le autorità doganali.
Il pagamento sarà a carico del soggetto responsabile delle formalità doganali, evitando così un impatto diretto sui consumatori. La Commissione europea definirà l’importo della tariffa, con aggiornamenti previsti ogni due anni.
L’applicazione è fissata entro il 1° novembre 2026, compatibilmente con l’entrata in funzione dei sistemi informatici necessari.
Un cambiamento strutturale riguarda il ruolo degli operatori dell’e-commerce: piattaforme digitali e venditori extra UE saranno equiparati agli importatori. Questo comporta obblighi più stringenti, tra cui:
Per operare nel mercato UE, tali soggetti dovranno essere stabiliti nell’Unione oppure rappresentati da un operatore con sede europea dotato dello status di operatore economico autorizzato (AEO) o equivalente. L’obiettivo è contrastare l’uso di strutture societarie non trasparenti.
La riforma punta anche a migliorare l’efficienza dei controlli. In questa direzione, i venditori extra UE saranno incentivati a utilizzare magazzini situati nell’Unione europea.
Le spedizioni gestite all’interno del territorio UE, soprattutto se effettuate in lotti di dimensioni rilevanti, potranno beneficiare di costi di gestione ridotti. Questo approccio favorisce controlli più efficaci rispetto all’attuale modello basato su milioni di pacchi individuali.
Il nuovo quadro normativo prevede un sistema sanzionatorio più incisivo. Le imprese che violano ripetutamente le disposizioni potranno essere colpite da multe comprese tra l’1% e il 6% del valore delle merci importate nell’arco di 12 mesi.
Non solo: le autorità doganali avranno la facoltà di sospendere o revocare lo status di operatore affidabile e classificare tali soggetti come ad alto rischio, con conseguenze rilevanti sulla possibilità di operare nel mercato europeo.
Accanto alle misure restrittive, la riforma introduce meccanismi premiali. Le imprese che dimostrano elevati livelli di compliance potranno accedere al regime “trust and control”, basato su un rapporto di maggiore trasparenza con le autorità.
In cambio di controlli iniziali più approfonditi e dell’accesso ai propri sistemi informatici, questi operatori beneficeranno di:
Resta comunque in vigore lo status AEO, garantendo continuità anche per le imprese di dimensioni più contenute.
Uno dei pilastri della riforma è la creazione di una nuova Autorità Doganale dell’Unione europea (EUCA), con sede a Lille. L’organismo avrà il compito di coordinare la cooperazione tra le dogane nazionali e gestire i sistemi di analisi del rischio.
Parallelamente, sarà istituito un centro dati doganale europeo, destinato a sostituire oltre cento sistemi informatici attualmente in uso. Il data hub sarà:
Questa infrastruttura consentirà una visione integrata e in tempo reale dei flussi di merci, migliorando l’efficacia dei controlli e la rapidità delle operazioni.
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