Avvocatura contro il decreto “fare”

Pubblicato il 20 giugno 2013 Il ritorno “a sorpresa” della mediazione obbligatoria per mezzo del Decreto “fare” approvato il 15 giugno dal Governo, ha suscitato forti reazioni nell'avvocatura.

In particolare, il Consiglio nazionale forense, a mezzo del suo presidente, Guido Alpa, ha inviato una lettera al ministro della Giustizia, Annamaria Cancellieri, per chiedere un incontro urgente che coinvolga i presidenti dei 26 Ordini forensi distrettuali, l'Oua e il Guardasigilli, al fine di ripristinare un confronto “sui necessari e organici interventi in materia di giustizia”.

Nella lettera, gli avvocati del Cnf lamentano la mancata consultazione delle rappresentanze della categoria forense, “nonostante essa sia prevista per legge e nonostante le rassicurazioni in tal senso giunte dallo stesso ministro in occasione degli incontri con le rappresentanze istituzionali e associative dell'avvocatura”.

Il Cnf si dice, in particolare, contrario al metodo dei Governi di intervenire con decretazione d'urgenza sulla giurisdizione e sull'accesso dei cittadini alla giustizia. Forti sono, inoltre, le criticità segnalate relativamente alla reintroduzione della mediazione obbligatoria ai mancati criteri di selezione per l'annunciato reclutamento di 400 magistrati onorari.

Nel frattempo, l'Organismo unitario dell'avvocatura ha approvato, il 19 giugno, un deliberato fortemente critico delle norme sulla giustizia contenute nel cosiddetto “decreto del fare”. L'Oua ha, altresì, deciso di chiedere al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, di non firmare il decreto, auspicando un incontro urgente con il ministro Cancellieri e convocando un'Assemblea Nazionale Straordinaria dell'avvocatura per il prossimo 25 giugno.
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