Critica del dirigente sindacale: limiti di continenza e pertinenza

Pubblicato il 19 febbraio 2026

Il diritto di critica del dirigente sindacale, anche quando si estende a profili di rilievo politico o istituzionale, è tutelato purché rispetti i limiti della continenza formale, della continenza sostanziale e della pertinenza.

Sono legittime le opinioni, anche severe, ma non le attribuzioni di condotte gravi prive di un fondamento fattuale oggettivamente desumibile.

La libertà sindacale non esclude il rispetto dell’onorabilità e della correttezza nei rapporti di lavoro.

Diritto di critica del dirigente sindacale: i limiti secondo la Cassazione

Con l’ordinanza n. 2844 del 9 febbraio 2026, la Corte di Cassazione – Sezione Lavoro – è intervenuta sul tema dei limiti del diritto di critica del dirigente sindacale, chiarendo in quali condizioni le dichiarazioni rese anche in ambito mediatico possano ritenersi legittime e quando, invece, integrino un superamento dei confini consentiti dall’ordinamento.

La decisione definisce con precisione il rapporto tra libertà sindacale (art. 39 Cost.), libertà di manifestazione del pensiero (art. 21 Cost.) e obblighi di correttezza nel rapporto di lavoro.

Il caso esaminato  

La controversia trae origine da dichiarazioni rese in una trasmissione televisiva da una dirigente sindacale dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli.

Nel corso dell’intervista, la lavoratrice:

A seguito di tali dichiarazioni, l’amministrazione aveva avviato un procedimento disciplinare, conclusosi con un rimprovero verbale.

La lavoratrice aveva quindi promosso ricorso ai sensi dell’art. 28 dello Statuto dei Lavoratori, sostenendo la natura antisindacale e ritorsiva dell’iniziativa.

Il ricorso è stato rigettato in primo grado e in appello.

La lavoratrice ha quindi proposto ricorso per cassazione, denunciando:

Il ricorso è stato rigettato dalla Cassazione, con conferma della legittimità della sanzione disciplinare irrogata e condanna della ricorrente al pagamento delle spese di giudizio, oltre all’ulteriore contributo unificato ove dovuto.

I limiti del diritto di critica del dirigente sindacale

Il profilo centrale della decisione riguarda la delimitazione del diritto di critica nell’esercizio dell’attività sindacale, anche quando tale attività si estenda a questioni di rilievo politico o concernenti l’assetto istituzionale.

La Cassazione ha ribadito, in primo luogo, che la libertà sindacale, garantita dall’art. 39 della Costituzione, comprende anche la libertà di manifestazione del pensiero e quindi il diritto di critica.

Tale diritto, tuttavia, non è privo di limiti. I criteri di valutazione individuati dalla giurisprudenza sono quelli della continenza formale, della continenza sostanziale e della pertinenza.

Continenza formale  

Sotto il profilo della continenza formale, occorre verificare che le modalità espressive utilizzate non siano socialmente inappropriate, né si traducano in attacchi gratuitamente offensivi o denigratori.

Nel caso esaminato, la Corte ha escluso che le dichiarazioni rese dalla dirigente sindacale presentassero profili di inadeguatezza nel linguaggio utilizzato.

Il “modo” dell’espressione non è stato ritenuto di per sé lesivo. La questione decisiva si è dunque spostata sul piano dei contenuti.

Continenza sostanziale  

Il limite della continenza sostanziale assume un rilievo centrale. L’ordinanza richiama il principio secondo cui i fatti posti a fondamento della critica devono essere veri, anche solo in senso putativo. Ciò significa che non è richiesta una verità assoluta, ma è necessario che l’affermazione sia soggettivamente desumibile, secondo parametri di razionalità sufficiente, dai fatti noti e dal contesto.

La Corte ha precisato che le opinioni, in quanto giudizi di valore, non sono suscettibili di prova in termini di vero o falso. Tuttavia, il limite viene superato quando si attribuiscono condotte gravemente disonorevoli, oppure si formulano accuse prive di qualsiasi riscontro, anche indiziario.

Nel caso concreto, la Corte ha ritenuto legittimo distinguere tra:

Secondo l’ordinanza, quest’ultima affermazione non risultava sorretta da alcun elemento oggettivo o indiziario e si traduceva in una mera illazione.

Tale passaggio è stato ritenuto idoneo a minare il rapporto di fiducia tra cittadino e Stato su un tema particolarmente sensibile come quello fiscale. Per questa ragione è stato ritenuto integrato il superamento del limite della continenza sostanziale.

Principio di pertinenza  

Il terzo criterio è quello della pertinenza. La critica deve essere collegata a un interesse meritevole di tutela e deve mantenere un nesso con il rapporto di lavoro o con l’attività sindacale.

La Corte ha osservato che l’evoluzione del discorso, dalla denuncia delle illegittimità concorsuali alla prospettazione di una politica istituzionale sistematicamente orientata contro i piccoli contribuenti, non trovava adeguato fondamento nei fatti esposti. Tale ampliamento tematico è stato considerato eccedente rispetto all’ambito di una critica ragionata e pertinente.

In conclusione, la libertà sindacale consente anche prese di posizione incisive e severe, ma richiede che esse si fondino su elementi razionalmente desumibili e non si traducano in attribuzioni di finalità illecite prive di riscontro.

ll principio di diritto  

La Corte, in conclusione, ha enunciato il seguente principio:

"La manifestazione di opinioni e del diritto di critica in esercizio di attività sindacale, la quale può estendersi anche al piano “politico” delle questioni, è legittima purché siano rispettati, quanto ai modi, i criteri di continenza formale e, quanto ai contenuti, i criteri di continenza sostanziale, che consistono, oltre che nella sempre lecita espressione di giudizi di valore purché non offensivi, nella liceità di argomentare l’esistenza di fatti in sé ignoti, ma soggettivamente desumibili sulla base dei restanti fatti noti e del contesto, secondo parametri di razionalità sufficiente, ovverosia in espressione di una tra le evenienze pronosticabili e comunque in osservanza del principio di pertinenza".
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