Decreto penale di condanna e termini per l’estinzione del reato

Pubblicato il 24 aprile 2019

Precisazioni dalla Cassazione in ordine al decreto penale di condanna e, in particolare, alla previsione contenuta al 5 comma, terzo periodo, dell’articolo 460 c.p.p. secondo cui il reato si estingue se entro 5 anni (in caso di delitto) l’imputato non commette un reato della stessa indole.

La citata disposizione letteralmente stabilisce: “il reato è estinto se nel termine di cinque anni, quando il decreto concerne un delitto, ovvero di due anni, quando il decreto concerne una contravvenzione, l'imputato non commette un delitto ovvero una contravvenzione della stessa indole. In questo caso si estingue ogni effetto penale e la condanno non è comunque di ostacolo alla concessione di una successiva sospensione condizionale della pena”.

Costituisce, quindi, ostacolo all’estinzione del reato, per il quale sia stato emesso decreto di condanna, la commissione entro il termine di cinque o due anni, decorrente dal passaggio del provvedimento monitorio, di un delitto, oppure di una contravvenzione della stessa indole.

Solo la sentenza definitiva per ulteriore reato ostacola l’estinzione

Nel testo della sentenza n. 17411 del 23 aprile 2019, la Suprema corte ha voluto chiarire i termini di tale previsione, precisando se, per escludere l’estinzione del reato, sia sufficiente la perpetrazione di altro illecito di consistenza e nei termini richiesti dalla norma o se debba intervenire pronuncia irrevocabile che lo accerti.

Ha in proposito formulato un apposito principio di diritto, ai sensi del quale l’estinzione del reato per il quale sia stato emesso decreto penale di condanna è impedita dalla commissione di un delitto nel termine di cinque anni, decorrente dall’irrevocabilità del decreto, a condizione che l’ulteriore reato sia accertato con sentenza passata in giudicato, ancorché pronunciata oltre il quinquiennio.

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