Dichiarazione fraudolenta a carico del commercialista che contabilizza fatture fittizie

Pubblicato il 27 settembre 2013 La Corte di cassazione, con la sentenza n. 39873 del 26 settembre 2013, ha confermato la condanna per dichiarazione fraudolenta mediante utilizzo di documenti per operazioni inesistenti impartita dai giudici di merito nei confronti di un commercialista che aveva contabilizzato, per una Srl sua cliente, delle fatture di cui conosceva l'inesistenza in quanto provenienti da un'impresa fittizia che aveva sede nel suo studio.

La Suprema corte ha aderito a quanto già rilevato in sede di merito ritenendo incontestabile che la emittente fosse una mera società cartiera in considerazione della circostanza che la stessa era priva sia di dipendenti, magazzino, macchinari o apparecchiature, sia di documentazione bancaria che attestasse l'effettività di movimentazioni sui conti.

E dal suo canto, il professionista ben era consapevole del ruolo assunto dalla cartiera avendone redatto i bilanci e le dichiarazioni fiscali.

Inoltre – conclude la Corte - “le fatture, già in se stesse, erano oggettivamente tali da indurre sospetto in un commercialista appena avveduto, poiché in esse le attività fornite, a fronte di importi considerevoli, erano solo genericamente descritte”.
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