Distacchi transnazionali, evitare il dumping sociale

Pubblicato il 24 luglio 2020

Adeguare l’ordinamento nazionale a quello comunitario nel settore del distacco transnazionale dei lavoratori e limitare il dumping sociale e salariale. Sono questi i due obiettivi principali dichiarati del decreto legislativo approvato in esame preliminare nel Consiglio dei ministri tenutosi mercoledì 22 luglio 2020, in attuazione della direttiva (UE) 2018/957 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 28 giugno 2018, recante modifica della direttiva 96/71/CE relativa al distacco dei lavoratori nell'ambito di una prestazione di servizi.

Distacchi transnazionali, più tutele per i lavoratori

Il decreto legislativo mira, altresì, a rafforzare la parità di trattamento tra lavoratori “locali” e lavoratori distaccati, attraverso la riaffermazione del principio per cui le imprese distaccatarie sono tenute a garantire ai lavoratori distaccati le medesime condizioni riconosciute ai dipendenti “interni”.

A tal fine viene ampliato l’elenco delle condizioni di lavoro e occupazione per cui si prevede l’applicazione della legge dello Stato membro ospitante, anche mediante l’inclusione della disciplina in tema di alloggio, indennità o rimborso spese in caso di trasferte o viaggi richiesti dalla società distaccataria.

Inoltre, in attuazione della direttiva viene introdotta la “trasparenza retributiva” sulla cui base ciascuno Stato membro è obbligato a pubblicare in un unico sito web istituzionale, senza indebito ritardo e in maniera trasparente, le informazioni su tutte le condizioni di lavoro e di occupazione compresi gli elementi costitutivi della retribuzione.

Transfrontalieri, scambio automatico obbligatorio di informazioni

Nel Consiglio dei ministri è stato approvato anche, in esame definitivo, il decreto legislativo che modifica le norme e le procedure relative allo scambio automatico obbligatorio di informazioni sui meccanismi transfrontalieri, attuando di conseguenza la direttiva (UE) 2018/822 del Consiglio, del 25 maggio 2018, recante modifica della direttiva 2011/16/UE.

La normativa rafforza gli strumenti di contrasto all’evasione e all’elusione fiscale e, in particolare, quelli mirati a combattere l’utilizzo di meccanismi di pianificazione fiscale aggressiva e di occultamento degli attivi, finalizzati a ridurre le imposte esigibili e a trasferire gli utili imponibili verso regimi tributari più favorevoli.

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