Durante il Cda, l'insulto proporzionato all'oggetto della critica non è reato

Pubblicato il 10 settembre 2010
Con sentenza n. 33316 del 9 settembre 2010, la Corte di cassazione ha respinto il ricorso presentato dal socio di maggioranza di una società avverso la decisione con cui i giudici di prema facie avevano assolto dall'accusa di diffamazione ed ingiuria il manager della stessa azienda che, all'interno del consiglio di amministrazione, aveva aspramente criticato la gestione finanziaria posta in essere dal primo, definita come di “pirateria commerciale”. 

La Corte di legittimità si è conformata alla decisione impugnata ritenendo che, correttamente, l'intervento del giudice di merito si era “coerentemente limitato a controllare se la sgradevolezza delle espressioni” avesse, di fatto, “travalicato i confini della stretta necessità dell'uso dei termini denunciati”; in particolare – si legge nel testo della decisione - la vis polemica che aveva caratterizzato le espressioni critiche utilizzate dall'amministratore unico della società era pienamente proporzionata all'oggetto della critica.
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