E’ da provare il danno della dequalificazione

Pubblicato il 30 marzo 2006

Con sentenza n. 6572, del 24 marzo 2006, i giudici di legittimità, Sezioni unite, risolvono il contrasto giurisprudenziale, in materia di Lavoro, sulla prova del danno da demansionamento professionale. Decidono, cioè, di seguire, piuttosto che un orientamento antico, prevalente nelle decisioni dei Tribunali del lavoro del passato decennio, il moderno indirizzo della magistratura giuslavoristica: quello secondo cui la lesione del diritto allo svolgimento di mansioni qualificanti non produce automaticamente un danno alla professione, alla salute e alla persona meritevole d’essere tutelato. E’, anzi, necessario comprovare specifiche lesioni aggiuntive. In sostanza: il diritto al risarcimento, mancando prova concreta della presenza di pregiudizi sorti in capo al lavoratore, non è configurabile, non essendo sufficiente l’accertamento della dequalificazione senza che ad esso segua un adeguato quadro probatorio di sostegno, che integri l’esistenza del danno lamentato dal “demansionato”.

Allegati
Condividi l'articolo
Potrebbe interessarti anche

Somministrazione di lavoro: quando non si applica il limite dei ventiquattro mesi

20/03/2026

Risoluzione e fallimento: le Sezioni Unite su concorso e opponibilità

20/03/2026

Credito d’imposta mediazione: domande entro il 31 marzo 2026

20/03/2026

Uniemens, malattia: nuove istruzioni INPS e periodo transitorio

20/03/2026

CNDCEC: aggiornati i modelli di relazione del collegio sindacale per i bilanci 2025

20/03/2026

Filiere agroalimentari e fatturazione elettronica: obbligo del codice CUN

20/03/2026

Ai sensi dell'individuazione delle modalità semplificate per l'informativa e l'acquisizione del consenso per l'uso dei dati personali - Regolamento (UE) n.2016/679 (GDPR)
Questo sito non utilizza alcun cookie di profilazione. Sono invece utilizzati cookie di terze parti legati alla presenza dei "social plugin".

Leggi informativa sulla privacy