Equo compenso dei professionisti, testo ormai improrogabile

Pubblicato il 06 ottobre 2017

Dopo la recente sentenza con cui il Consiglio di stato ha legittimato la possibilità di affidare, con appalto pubblico, incarichi professionali senza la previsione di compensi, ossia, a titolo gratuito, si è resa quanto mai impellente la necessità di un intervento legislativo che tuteli i professionisti attraverso la previsione di compensi minimi.

CUP si appella all’unità dei professionisti

E’ quanto sottolineato da Marina Calderone, presidente del Comitato Unitario delle Professioni, per come si legge in un comunicato diffuso dall'Ufficio stampa dei Consulenti del lavoro il 5 ottobre 2017.

La Presidente, nel dettaglio, ha avanzato un vero e proprio appello agli ordini professionali affinché siano uniti nel condurre “una battaglia di legalità”, congiungendo le forze ed operando insieme, e al Governo perché approvi, entro la legislatura, l’attesa legge sui compensi minimi ai professionisti. La battaglia per l’equo compenso è definita dalla Calderone anche come “di civiltà giuridica”, in particolare per i giovani, “affinché il loro lavoro non continui ad essere mortificato da quei committenti che sempre più spesso chiedono prestazioni consulenziali a titolo gratuito”.

Per la rappresentante del CUP, la sentenza del Collegio amministrativo n. 4614 del 3 ottobre 2017, avrebbe fornito un’interpretazione troppo ampia, certamente non condivisibile del “contratto a titolo oneroso”.

Accettando la tesi dell’ammissibilità di un bando che preveda offerte gratuite, salvo il rimborso delle spese, qualsiasi Pubblica amministrazione si vedrebbe, infatti, legittimata, vista “l’indubbia convenienza”, a non procedere più con bandi onerosi bensì a creare “una sorta di cartello in base al quale chiunque voglia lavorare con la P.a. dovrà farlo in maniera gratuita”. Inoltre, una tale esegesi estensiva risulterebbe in palese violazione dell’articolo 36 della Costituzione, secondo cui i lavoratori hanno diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del proprio lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare loro e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa.

Senza contare – si legge ancora nel comunicato – come a seguito della pronuncia venga riportata al centro del dibattito “la necessità di regolamentare in maniera chiara i compensi per le prestazioni rese dai professionisti a tutti i committenti”.

Confprofessioni: legge urgente e chiara

Sulla stessa linea anche Gaetano Stella, presidente di Confprofessioni, secondo il quale è necessaria un’approvazione rapida della legge sull’equo compenso, legge che, sottolinea, dovrà essere però chiara e non lasciare spazio a libere interpretazioni e contenziosi.

CNI: sentenza abnorme

Durissimo il commento del presidente del Consiglio nazionale degli ingegneri, Armando Zambrano, il quale - in un comunicato stampa del 5 ottobre - definisce la sentenza del Consiglio di stato “abnorme”, quasi “criminogena”, “perché potrebbe aprire la strada a comportamenti scorretti della p.a. Siamo arrivati al punto in cui un organo giudiziario amministrativo del Paese legittima l'affidamento di appalti a titolo gratuito”.

Lo stato dei lavori, audizione del CUP

Continuano, nel frattempo, presso la Commissione Lavoro della Camera, le audizioni sulle risoluzioni proposte in tema di equo compenso.

Il 4 ottobre 2017, è stato il turno del CUP, il quale ha proposto, per l'equo compenso, un meccanismo equivalente al salario minimo legale, nonché la fissazione di un criterio remunerativo per le prestazioni professionali tale da garantire l’applicazione del principio di cui all’articolo 36 della Costituzione.

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