Frode fiscale: no alla custodia cautelare in carcere per il commercialista, se trascorsi 3 anni dalla convalida

Pubblicato il 04 novembre 2014 Ritenuta illegittima la custodia cautelare in carcere per il commercialista indagato per frode fiscale, qualora sia trascorso un considerevole lasso temporale tra la frode e l'ordinanza di convalida. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione con sentenza 45249 del 3 novembre 2014.  

Il consulente fiscale aveva esposto costi fittizi in dichiarazione, finalizzati all'evasione dell'Iva, e per tale motivo risultava indagato, insieme al suo cliente.

Giunti alla Suprema Corte, per questa risultano chiari il ruolo del professionista e la sua concorrenza nel reato. L'imprenditore, infatti, è apparso palesemente incapace di elaborare una frode senza il supporto delle competenze di un fiscalista esperto, fatto che ha portato alla conferma della decisione di merito su tale punto.  

Relativamente, invece, alla misura della custodia cautelare, la Cassazione si è espressa nel seguente modo: “la distanza temporale tra i fatti e il momento della decisione cautelare giacché tendenzialmente dissonante con l'attualità e l'intensità delle esigenze cautelari, comporta un rigoroso obbligo di motivazione sia in relazione a detta attualità sia in relazione alla scelta della misura, dovendosi ritenere che a una maggiore distanza temporale dai fatti corrisponda un affievolimento delle predette esigenze”.


Pertanto, viene accolto il secondo motivo del ricorso.

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