Il Decreto del Ministero della Giustizia n. 44 del 28 febbraio 2026, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 3 aprile 2026 e in vigore dal 18 aprile, introduce una revisione complessiva delle indennità spettanti per la custodia dei beni sequestrati, con espressa esclusione di veicoli a motore e natanti.
Vengono così aggiornati i criteri precedenti, con l’obiettivo di rendere il sistema più coerente con i costi effettivi sostenuti dai custodi giudiziari e più uniforme sul territorio nazionale.
Il testo normativo, come anticipato, interviene su un aspetto particolarmente rilevante nella gestione delle procedure giudiziarie: la determinazione dei compensi per la custodia dei beni sequestrati.
Il provvedimento disciplina le modalità di determinazione dell’indennità per:
La finalità principale consiste nell’introdurre un sistema tariffario più aderente alla realtà operativa degli uffici giudiziari, tenendo conto della natura del bene, delle modalità di custodia e della durata del vincolo.
In concreto, la norma introduce un modello basato su criteri oggettivi e facilmente verificabili, che tengono conto di tre elementi principali:
Questa impostazione consente di superare criticità applicative emerse nella prassi, in cui i compensi risultavano spesso disallineati rispetto all’effettivo impegno richiesto.
Uno degli elementi centrali del decreto riguarda la struttura delle tariffe.
L’indennità viene calcolata su base giornaliera per metro cubo (€/m³) e varia in funzione del tempo.
In particolare, le tariffe sono più elevate nelle prime fasi della custodia e si riducono progressivamente negli anni successivi.
Ad esempio, per i beni custoditi in area recintata scoperta, la tariffa parte da 0,80 euro per m³ al giorno nei primi 90 giorni e diminuisce fino a 0,08 euro dal quinto anno.
Il decreto distingue inoltre tra diverse modalità di custodia:
In presenza di sistemi di vigilanza o custodia in cassaforte, è prevista una maggiorazione del 50%, a fronte dei maggiori costi sostenuti dal custode.
Oltre alla custodia, il decreto disciplina anche le attività connesse, che spesso rappresentano una componente significativa dell’attività operativa.
Tra queste rientrano:
Le tariffe sono definite in modo puntuale. Ad esempio, il trasporto prevede importi differenziati in base al volume, da 40 euro fino a 80 euro, mentre il recupero è valorizzato a 0,65 euro per metro cubo.
Questi compensi si aggiungono all’indennità di custodia e devono essere adeguatamente documentati.
Un ulteriore elemento di rilievo riguarda la possibilità di ridurre l’indennità nei casi in cui il bene perda valore.
Il decreto prevede una riduzione fino al 50% quando:
Le tariffe ridotte sono riportate in una specifica tabella e si applicano con gli stessi criteri temporali previsti per le tariffe ordinarie.
Le novità introdotte dal decreto richiedono una maggiore attenzione operativa da parte dei custodi giudiziari e degli operatori coinvolti.
In particolare, diventa fondamentale:
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