Il Governo approva il D.lgs sulla conciliazione. Primi commenti a caldo

Pubblicato il 20 febbraio 2010
Il Consiglio dei ministri, nella seduta del 19 febbraio 2010, ha approvato il decreto legislativo attuativo della delega conferita al Governo dalla legge n. 69/2009 in materia di riforma della disciplina sulla mediazione e conciliazione.

Il testo che ha ottenuto il via libera dall'Esecutivo, introduce il tentativo obbligatorio di conciliazione per una serie di materie: condominio, diritti reali, divisione, successioni ereditarie, patti di famiglia, locazione, comodato, affitto di aziende, risarcimento del danno derivante dalla circolazione dei veicoli e natanti, da responsabilità medica e da diffamazione con il mezzo della stampa o con altro mezzo di pubblicità, contratti assicurativi, bancari e finanziari. Sancito l'obbligo, per l'avvocato, di informare il cliente, con chiarezza e per iscritto, della possibilità di avvalersi del procedimento di mediazione e delle relative agevolazioni fiscali. Ai sensi delle nuove previsioni, la mediazione avverrà innanzi a organismi di conciliazione, appositamente abilitati e iscritti in un registro tenuto dal ministero della Giustizia, e si concluderà con un verbale di conciliazione che, una volta omologato, diverrà titolo esecutivo. Il verbale, inoltre, è esente dall'imposta di registro entro il limite di valore di 51.646 euro. Esenti da imposta di bollo e da ogni spesa, tassa o diritto, anche tutti gli atti della procedura.

I professionisti, intanto, formulano i primi commenti sul nuovo provvedimento. Ciò che in primo luogo preoccupa gli avvocati è la riduzione, da 18 a 12 mesi, dei tempi per l'entrata in vigore della riforma. Guido Alpa, presidente del Cnf, spiega, infatti, che in visione delle nuove norme gli Ordini saranno chiamati a un lavoro gravoso, per il quale dovranno recuperare numerose risorse. Alpa attende il testo definitivo auspicando alcune modifiche come la previsione di un conciliatore competente in diritto. Più duro il commento del presidente dell'Oua, Maurizio de Tilla, il quale critica fortemente la mancata previsione dell'assistenza legale obbligatoria. “Il tentativo di  conciliazione“ spiega, inoltre, “può avere successo solo se è sostenuto da una reale volontà conciliativa e non se è svolto per ottemperare ad un obbligo”. Positivo nei confronti del provvedimento, il presidente del Cndcec, Claudio Siciliotti, il quale sottolinea la necessità di prevedere il vincolo di iscrizione all'albo del conciliatore. Siciliotti si dichiara a favore sia dell'obbligatorietà della mediazione sia della professionalità dei conciliatori che, però – sottolinea - non devono essere solo avvocati. Anche Ernesto Quinto Bassi, consigliere nazionale del notariato, è contrario all'esclusiva degli avvocati.
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