Incidente mortale: ne risponde penalmente anche il datore che organizza turni insostenibili

Pubblicato il 09 giugno 2010
Con sentenza n. 21810 dell'8 giugno 2010, la Corte di cassazione ha confermato la responsabilità penale, per omicidio colposo, dell'amministratore e del titolare di una ditta di trasporti un cui dipendente, a causa della stanchezza per turni lavorativi “massacranti”, stabiliti senza il rispetto dei tempi massimi di guida dei conducenti, aveva provocato un sinistro stradale mortale.

Secondo la Suprema Corte, i giudici di merito avevano correttamente ritenuto che esistesse, in capo all'amministratore, quale datore di lavoro, “una posizione di garanzia in relazione a quella attività lavorativa che egli, concretamente, sia pure di fatto gestiva”. Il turno del conducente, nel caso di specie, “era organizzato con tempi e modalità tali da rendere praticamente impossibile, in caso di unico autista, l'osservanza di regolari tempi di guida nel rispetto delle norme sulla velocità e dei tempi di percorso: e di tanto ha dato specifica contezza, ricordando i termini del viaggio programmato, le tappe da percorrere, i carichi - da effettuare, su un percorso di circa 2.200 chilometri che imponeva di sottoporsi alla guida per oltre 25 ore continuative, inframmezzate solo da brevi soste o fermate”. Il datore di lavoro, quindi, era responsabile per aver creato delle condizioni tali da rendere “prevedibile” il verificarsi di incidenti.
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