La delega fiscale non piace ai dottori commercialisti: solo manutenzione, nessuna riforma

Pubblicato il 13 settembre 2012 Il disegno di legge delega per la riforma del sistema fiscale non piace ai dottori commercialisti che a mezzo del loro presidente, Claudio Siciliotti, intervenuto in audizione alla commissione Finanze della Camera, lo hanno definito “soltanto una sommatoria di interventi più o meno significativi sul tessuto normativo esistente”, non mostrando “affatto contenuti degni di un progetto di riforma fiscale”.

Siciliotti ha, infatti, evidenziato che “il testo del Governo contiene elementi condivisibili ma non è una vera riforma del sistema fiscale”. In sostanza, appare più come una manutenzione, magari straordinaria, del sistema attuale che presenta elementi su cui di sicuro si può lavorare, ma che certamente non può essere considerata una vera e propria riforma.

La vera riforma – secondo Siciliotti – arriverebbe da una revisione della spesa pubblica. L’obiettivo è, infatti, quello di recuperare fino a 60 miliardi di minori spese e con questi finanziare l’abolizione totale di altre proposte che, invece, potrebbero gravare ancora di più sui contribuenti come, per esempio, l’aumento dell’Iva, preferendo la strada dell’abrogazione integrale dell’Irap per il settore privato e il dimezzamento dell’Ires per le imprese labour intensive (incidenza del costo del lavoro superiore al 50% del fatturato).

L’obiettivo è quello di abbassare le tasse sui datori di lavoro e le imprese che offrono lavoro, prima ancora che sui diretti lavoratori, al fine di evitare che nel medio termine ci si trovi davanti al paradosso di “lavoratori meno tassati su redditi teorici di un lavoro che non avranno più". Analogamente, secondo i commercialisti, non sono condivisibili le scelte di aumento delle imposte patrimoniali, mentre non si disdegnano altri interventi finora promossi: primi tra tutti, la codificazione normativa dell'abuso di diritto, capace di fissare paletti un po' più saldi nella pianificazione fiscale delle imprese, e la scelta di procedere ad un revisione organica delle rendite catastali.
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