La dieta specifica che costringe a mangiare a casa deve essere documentata altrimenti niente risarcimento per infortunio in itinere

Pubblicato il 17 maggio 2010 In tema di “infortunio in itinere” la Corte di cassazione, con la recente sentenza n. 11150 del 2010, spiega che non ha diritto al risarcimento il dipendente che in pausa pranzo nel tornare al lavoro dal proprio domicilio subisce un infortunio. Questo anche se l’esigenza di andare a mangiare a casa è dettata dal seguire una dieta specifica, poiché la giustificazione non è suffragata da documentazione comprovante.

Inoltre, i giudici che hanno esaminato il caso di specie evidenziano:

- che non è stato dimostrato in giudizio che l’accordo aziendale prevedesse di considerare la pausa pranzo come tempo di lavoro;

- che la possibilità che si verificasse un incidente era aumentata dal fatto che il domicilio del lavoratore fosse molto distante, in considerazione del breve tempo concesso per il pranzo, e che la strada da percorrere era una strada ad alta velocità percorsa con un macchina guidata da un conducente che aveva violato le norme del codice stradale.
Condividi l'articolo
Potrebbe interessarti anche

Agenti e rappresentanti di commercio, in scadenza il versamento FIRR

31/03/2026

Cassazione: imposta di registro non dovuta sul verbale di conciliazione

31/03/2026

CPB: superamento dei 150.000 euro e cessazione per i forfetari

31/03/2026

Imprese culturali e creative, guida operativa su regole, requisiti e criticità

31/03/2026

Gruppo IVA: limiti all’utilizzo del credito annuale

31/03/2026

Procedure di insolvenza: ok del Consiglio UE a norme comuni e pre-pack

31/03/2026

Ai sensi dell'individuazione delle modalità semplificate per l'informativa e l'acquisizione del consenso per l'uso dei dati personali - Regolamento (UE) n.2016/679 (GDPR)
Questo sito non utilizza alcun cookie di profilazione. Sono invece utilizzati cookie di terze parti legati alla presenza dei "social plugin".

Leggi informativa sulla privacy