Niente reato se la coltivazione di cannabis è modesta

Pubblicato il 03 marzo 2015 Non costituisce reato, per inoffensività della condotta, la coltivazione domestica di cinque piantine di cannabis da cui risulta estraibile solo 0,10 grammi circa di sostanza stupefacente.

E’ quanto affermato dalla Corte di Cassazione, quarta sezione penale, con sentenza n. 9156 depositata il 2 marzo 2015, accogliendo il ricorso dell’imputato, avverso la sentenza della Corte d’Appello con cui era stato condannato per il delitto di cui all’art. 73 D.p.r. 309/1990.

Lamentava il ricorrente come nei primi gradi di giudizio, non fosse stato preso in considerazione il fatto che la coltivazione per uso personale – di cui al caso di specie – non integrasse fattispecie di reato.

Invero la Cassazione, pur accogliendo la richiesta del ricorrente, ha ricordato come la coltivazione di piante stupefacenti sia a livello industriale che per uso domestico, costituisca in realtà reato anche se realizzata per destinazione del prodotto ad uso personale.

Ciò premesso, ha tuttavia rilevato che ai fini della punibilità della coltivazione non autorizzata di piante stupefacenti, spetta comunque al giudice verificare in concreto la offensività della condotta, ovvero, l’idoneità della sostanza a produrre un effetto drogante rilevabile.

E nel caso di specie – ha concluso la Corte di legittimità – il reato non sussiste poiché, considerate le circostanze oggettive del fatto incriminato e la assai modesta coltivazione (cinque piantine invasate di cannabis da cui sono risultati estraibili circa 0,10 grammi di sostanza stupefacente), la condotta non può dirsi certamente offensiva dei beni giuridici tutelati dalla norma incriminatrice.
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