Norme emergenziali Covid sulle scarcerazioni: ok della Consulta

Pubblicato il 24 novembre 2020

Con sentenza n. 245 del 24 novembre 2020, la Consulta ha dichiarato infondati i rilievi di incostituzionalità sollevati dal Tribunale di sorveglianza di Sassari e dai Magistrati di sorveglianza di Spoleto e di Avellino, rivolti, nello specifico, alle disposizioni del Decreto legge n. 29/2020 (cosiddetto “decreto antiscarcerazioni”) per come integrato dalla Legge n. 70/2020 per quel che riguarda le scarcerazioni di detenuti condannati per reati di particolare gravità, connesse all’emergenza Coronavirus.

Nella decisione, viene ricordato come la disciplina in esame imponga ai giudici di sorveglianza una verifica periodica circa la perdurante sussistenza delle ragioni giustificatrici della detenzione domiciliare per motivi di salute e come, a tal fine, i giudici siano tenuti ad acquisire diversi documenti e pareri, compresi quelli dell’Amministrazione penitenziaria, della Procura nazionale antimafia e della Procura distrettuale antimafia.

Per i giudici costituzionali, le norme censurate non violerebbero, in primo luogo, il diritto di difesa del condannato.

Difatti, quest'ultimo diritto potrà esplicarsi pienamente nell’ambito del procedimento davanti al Tribunale di sorveglianza, destinato a concludersi nei trenta giorni successivi all’eventuale provvedimento di revoca, nel quale il difensore avrà completa conoscenza dei documenti e dei pareri acquisiti.

Da escludere, secondo la Corte, anche il contrasto con l’esigenza di tutela della salute del detenuto: la nuova disciplina non abbassa in alcun modo i doverosi standard di tutela della salute del detenuto, imposti dall’art. 32 Cost. e dal diritto internazionale dei diritti umani anche nei confronti di condannati ad elevata pericolosità sociale, compresi quelli sottoposti al regime penitenziario di cui all’art. 41-bis ordin. penit.

Infine, non è stato riscontrato alcun contrasto neppure con il principio di separazione tra potere giudiziario e potere legislativo.

La decisione assunta dalla Consulta era stata anticipata in un comunicato del suo Ufficio stampa, datato 4 novembre 2020.

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