Obbligo del "reverse charge" per telefoni cellulari e personal computer

Pubblicato il 20 ottobre 2010

L’Ecofin - il Consiglio dei ministri delle finanze della Ue - ha autorizzato Italia, Austria e Germania ad applicare il principio del "reverse charge" (inversione contabile) sui prodotti per la telefonia mobile e i dispositivi a circuito integrato.


Scopo della decisione è di contrastare le frodi carosello che possono interessare l’Iva su telefoni cellulari e personal computer, nel caso in cui i fornitori dei Paesi Ue si scambino più volte questi beni senza corrispondere l’Iva sulle transazioni commerciali. Il "reverse charge" su tali prodotti prevede sia applicato, appunto, il meccanismo dell’inversione contabile, che obbliga di pagare l'imposta sul valore aggiunto sui beni ceduti dal fornitore al consumatore.


L’obbligo introdotto dal Consiglio dà attuazione all’articolo 17, comma 6, lettere a) e b) del Dpr n. 633/1972, ed estende l’inversione contabile ai beni appartenenti alle categorie citate fino al 2014, mentre per la Gran Bretagna, ove l’obbligo già sussiste, esso potrà rimanere applicato per altri tre anni.


La nuova normativa riguarderà tutti i rivenditori dei settori interessati e tutti gli operatori economici che acquisteranno telefoni e computer nell’ambito della propria attività d’impresa, arte o professione a prescindere dal valore della transazione effettuata.


Si ricorda, infine, che oggi il Parlamento europeo darà il via libera definitivo alla direttiva contro i ritardi di pagamento, riconoscendo un termine massimo per gli adempimenti di 60 giorni.

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