Offesa al capo assolta se è reciproca

Pubblicato il 12 giugno 2006

– sentenza 12438 del 25 maggio 2006 – ribadisce il principio per cui un comportamento del dipendente altrimenti sanzionabile, anche con l’estrema sanzione del licenziamento, perde tale connotato quando costituisce una reazione a un comportamento provocatorio di un altro soggetto. Non può, cioè, considerarsi valido il licenziamento di un lavoratore che abbia risposto a “male parole” a un proprio superiore se questi lo aveva a sua volta offeso. Nella fattispecie, il lavoratore è stato leso per primo nella sua dignità e personalità dalle parole del dirigente. Dunque non gli è applicabile il principio, consolidato in giurisprudenza, in base al quale le espressioni offensive e le minacce proferite verso propri superiori costituiscono una giusta causa di licenziamento.

Allegati
Condividi l'articolo
Potrebbe interessarti anche

Somministrazione di lavoro: quando non si applica il limite dei ventiquattro mesi

20/03/2026

Risoluzione e fallimento: le Sezioni Unite su concorso e opponibilità

20/03/2026

Credito d’imposta mediazione: domande entro il 31 marzo 2026

20/03/2026

Uniemens, malattia: nuove istruzioni INPS e periodo transitorio

20/03/2026

CNDCEC: aggiornati i modelli di relazione del collegio sindacale per i bilanci 2025

20/03/2026

Filiere agroalimentari e fatturazione elettronica: obbligo del codice CUN

20/03/2026

Ai sensi dell'individuazione delle modalità semplificate per l'informativa e l'acquisizione del consenso per l'uso dei dati personali - Regolamento (UE) n.2016/679 (GDPR)
Questo sito non utilizza alcun cookie di profilazione. Sono invece utilizzati cookie di terze parti legati alla presenza dei "social plugin".

Leggi informativa sulla privacy