Ok a interventi autoritativi e repressivi sulle navi prive di bandiera

Pubblicato il 29 agosto 2014 Secondo la Corte di cassazione – sentenza n. 36052 del 28 agosto 2014 - va riconosciuta la piena giurisdizione e il diritto di intervenire alle forze di polizia e all'autorità giudiziaria di uno Stato che si imbattano, anche in alto mare, in una nave che sia priva di bandiera, qualora vi siano ragionevoli motivi per sospettare che la stessa sia coinvolta nel traffico di migranti.

In tale ipotesi, infatti, le disposizioni della Convenzione contro la criminalità transnazionale organizzata e il Protocollo addizionale per combattere il traffico illecito di migranti via terra, via mare e via aria, espressamente prevedono che i soggetti prima richiamati possano fermare e ispezionare la nave.

Se, poi, il sospetto venga confermato da prove, le autorità potranno prendere le misure opportuneconformemente al relativo diritto interno ed internazionale”.

E tale ultima disposizione – continua la Corte – costituisce norma di ampia portata che richiede, quale uniche condizioni degli interventi adottabili, la loro conformità al diritto interno e internazionale.
Condividi l'articolo
Potrebbe interessarti anche

Fondi pensione. Portabilità contributo datoriale: più tempo per la riforma

03/04/2026

IMU e terreni agricoli: per l'esenzione confermati i vecchi criteri

03/04/2026

Debiti contributivi: scende il tasso di dilazione e differimento

03/04/2026

Smart working: dai Consulenti del Lavoro il modello di informativa sulla sicurezza

03/04/2026

Giudici di pace: ferie, TFR e contributi secondo il diritto UE

03/04/2026

Concordato preventivo biennale: chiarimenti su soci e acquisto d’azienda

03/04/2026

Ai sensi dell'individuazione delle modalità semplificate per l'informativa e l'acquisizione del consenso per l'uso dei dati personali - Regolamento (UE) n.2016/679 (GDPR)
Questo sito non utilizza alcun cookie di profilazione. Sono invece utilizzati cookie di terze parti legati alla presenza dei "social plugin".

Leggi informativa sulla privacy