Presunzione legale sui versamenti operati sul conto corrente del professionista

Pubblicato il 14 maggio 2015 I prelevamenti e versamenti operati su conti correnti bancari del contribuente vanno imputati a ricavi conseguiti dal medesimo nella propria attività, se questo non dimostra di averne tenuto conto nella determinazione della base imponibile oppure che sono estranei alla produzione del reddito.

E per poter superare questa presunzione legale occorre che il contribuente fornisca valida prova contraria e che detta prova sia valutata dal giudice in rapporto agli elementi risultanti dai suddetti conti, per verificare, attraverso i riscontri possibili (date, importi, tipo di operazione, soggetti coinvolti), se ed eventualmente a quali movimenti la documentazione fornita dal contribuente si riferisca.

E' quanto ribadito dai giudici di Cassazione nel testo della sentenza n. 9721 del 13 maggio 2015, pronunciata con riferimento all'impugnazione di un avvocato rispetto alla conferma di un avviso di accertamento in cui era contestata un'omessa fatturazione di compensi derivanti dall'esercizio dell'attività professionale, sulla base del controllo delle movimentazioni eseguite sui suoi conti correnti.

Nel caso di specie è stata confermata la statuizione con cui i giudici di merito avevano ritenuto non giustificati gli importi rinvenuti nel conto corrente e collegati ad alcuni assegni.

In particolare, era stato affermato che, poiché gli assegni sono soltanto un mezzo di pagamento che presuppone l'esistenza di una relazione che ne giustifichi l'emissione, le somme agli stessi riferite devono essere assoggettate a tassazione ove non si dimostri la loro riferibilità a pagamenti estranei all'attività professionale.
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