Riutilizzabili dal Fisco le prove raccolte anche per accertamenti diversi

Pubblicato il 31 agosto 2013 Con l'ordinanza n. 20013, del 30 agosto 2013, la Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'Agenzia delle entrate e stabilisce che è valido un atto impositivo emesso dall'Amministrazione sulla base di presunzioni raccolte relativamente ad un'altra imposta.

Il caso riguarda il proprietario di una tabaccheria raggiunto da un atto impositivo per accertamento della maggiore imposta Irpef generata da presunzioni che il Fisco aveva raccolto per la verifica dell'imposta di registro sulla cessione. Il valore della cessione indicato in bilancio era inferiore rispetto a quanto accertato ai fini dell'imposta di registro.

La Corte sottolinea la legittimità di un secondo utilizzo di elementi probatori di cui gli Uffici si sono avvalsi in precedenza, utili a provare il fatto posto a base dell'accertamento, come nel caso di specie.

Spetta poi al contribuente l'onere di provare l'inesattezza dell'accertamento.
Condividi l'articolo
Potrebbe interessarti anche

Scadenza 16 marzo per l’invio di CU e consegna al percipiente

13/03/2026

Telecamere per multe stradali non a norma privacy: sanzione del Garante

13/03/2026

Rimborso IVA UE: errore nella trasmissione non fa perdere il diritto

13/03/2026

Ravvedimento speciale CPB, ultima chiamata

13/03/2026

Responsabilità del commercialista per violazioni della società

13/03/2026

Rating di legalità: nuovo regolamento dal 16 marzo 2026

13/03/2026

Ai sensi dell'individuazione delle modalità semplificate per l'informativa e l'acquisizione del consenso per l'uso dei dati personali - Regolamento (UE) n.2016/679 (GDPR)
Questo sito non utilizza alcun cookie di profilazione. Sono invece utilizzati cookie di terze parti legati alla presenza dei "social plugin".

Leggi informativa sulla privacy